Cagnano, lutto cittadino per la morte di Rinalda

2 Settembre 2014

Il sindaco Circi: «La salma dovrebbe tornare in paese entro pochi giorni» Potrebbe essere tumulata nel cimitero della frazione di San Giovanni

CAGNANO AMITERNO. «Ho un ricordo bellissimo, era una brava ragazza, in gamba». Così il sindaco di Cagnano Amiterno Donato Circi ricorda la sua concittadina Rinalda Di Stefano, geologa dell’Ispra, morta due giorni fa nel ribaltamento di un pullman di turisti in Bolivia, insieme con il suo compagno Franco Cembran, un altro italiano, Lorenzo Licciardi e altre sei persone. La donna si era trasferita dal comune aquilano nella Capitale 25 anni fa ma in Abruzzo conservava le sue radici.

«Appena aveva tempo tornava, in particolare nella frazione di San Giovanni, dove vive la madre, Onorina. Il padre, Nunzio, è morto nei mesi scorsi. Qui ha due sorelle, entrambe infermiere all’Aquila», aggiunge Circi. Rinalda Di Stefano collaborava con professionisti aquilani per la ricostruzione post-sisma; inoltre aveva lavorato con lo stesso Comune di Cagnano. «Per noi è una tragedia immane», prosegue Circi. «Sentirò le istituzioni ma la mia intenzione è di dichiarare il lutto cittadino. Sono andato a trovare la mamma, penso che Rinalda verrà tumulata a San Giovanni».

«La Farnesina», ha detto ieri il sindaco di Cagnano, «ancora non ha dichiarato i tempi esatti nei quali la salma potrà essere rimpatriata. Ci sono degli aspetti burocratici da superare. Comunque, da quanto ho potuto capire, entro cinque giorni al massimo potrebbe essere qui. E credo che in tale occasione proclameremo il lutto cittadino. Mi sembra un’iniziativa doverosa per il nostro paese, considerando che, a memoria d’uomo, non era accaduto mai nulla di simile nella nostra comunità».

La Di Stefano era una grande appassionata di viaggi in terre lontane. Il compagno, Franco Cembran era forse alla prima esperienza.

La tragedia, nella quale sono morte nove persone e molte altre sono state ferite in modo grave, si è verificata in una zona desertica molto gettonata dai turisti per via della sua unicità. Il bus, con 36 turisti a bordo, era di rientro nella capitale. L’autista, dopo una curva, ha perso il controllo del mezzo che si è schiantato. Difficile individuare le cause: forse i riflessi appannati del conducente, la nebbia o la pioggia battente oppure il mancato funzionamento dei freni. A questo punto, però, sono considerazioni che poco contano per chi ha perso i familiari. L’incidente si è verificato in una zona distante decine di chilometri da un presidio medico.

È avvenuto in piena notte e questo può avere reso ancora più problematici i soccorsi.

Va aggiunto, inoltre, che il bus sul quale viaggiavano gli italiani deceduti risulta essere di un’azienda locale di collaudata esperienza.

(cr.aq.)

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