Call center, ipotesi ricorsi legali per salvare i posti

26 Febbraio 2017

Assemblea con Di Lello: farò pressioni nei confronti dell’Inps Parte dall’Aquila la mobilitazione di 2.300 dipendenti italiani

L’AQUILA. «Stiamo facendo una battaglia nazionale». Parte dall’Aquila la mobilitazione per garantire maggiori tutele ai lavoratori dei contact center. Parte dal caso dei 560 operatori del consorzio Lavorabile, che attendono la pubblicazione del nuovo bando per l’aggiudicazione della commessa Inps-Inail-Equitalia, ma si allarga ai 2.300 addetti in tutta Italia alle prese con lo stesso problema. E coinvolge anche gli altri call center cittadini, a partire da Ecare di Monticchio, dove il personale ha dichiarato lo stato di agitazione. Erano in tanti, ieri mattina, a gremire la sala dell’Auditorium del Parco, per l’assemblea aperta convocata dall’associazione Lavori@mo per L’Aquila. Con presenze importanti, come quella dell’onorevole Lello Di Gioia, presidente della Commissione bicamerale di vigilanza sugli enti previdenziali, che ha “sposato” la causa aquilana e ha confermato il suo impegno pressante nei confronti dell’Inps, per portare a casa il risultato: tutelare tutti i posti di lavoro che sono in ballo, in un territorio già duramente provato, dal punto di vista occupazionale. Fra qualche settimana dovrebbe uscire il bando: ci sono le rassicurazioni arrivate dall’ultimo tavolo sindacale nazionale, ma poi si dovrà leggerne il testo. E se mancheranno le garanzie richieste, partiranno i ricorsi legali. All’assemblea hanno preso parte, tra gli altri, anche l’onorevole Paola Pelino e il sindaco Massimo Cialente. La città e le istituzioni si sono mobilitate in maniera trasversale, per salvare i 560 posti di lavoro. «Ma nonostante la grande attenzione riservata dalla politica a questa vertenza», ha spiegato il presidente dell’associazione Lavori@mo per L’Aquila, Venanzio Cretarola, «non possiamo stare tranquilli, visto che i vertici dell’Inps, finora, non hanno dato risposte alle istituzioni, né ufficiali, né informali. Abbiamo in mano solo il comunicato stampa dei sindacati, in cui si fa chiarezza sull’applicazione della clausola sociale anche alle aziende che lavorano in subappalto. Ed è proprio il caso dell’Aquila, dove il 90% della commessa viene gestito in subappalto. Adesso, vogliamo vederlo scritto nel testo del bando che l’ente sta elaborando, dopo che abbiamo scongiurato il rischio del massimo ribasso sul costo del lavoro».

La commessa è stata prorogata fino al 30 giugno. Ci sono altri nodi da sciogliere: innanzitutto, la garanzia della continuità occupazionale, cioè il passaggio del personale dall’azienda uscente a quella subentrante senza interruzione del rapporto di lavoro.

«Un punto fondamentale», aggiunge Cretarola, «che potrebbe segnare uno spartiacque nazionale. Anche in caso di subentro di nuova azienda negli appalti pubblici e privati dei servizi di contact center, i lavoratori non devono essere licenziati e poi riassunti. E devono mantenere le stesse condizioni lavorative e lo stesso luogo fisico. Cioè, non possono essere mandati a lavorare altrove. Lo dice la legge, ma negli ultimi 15 accordi fatti in Italia è avvenuto il contrario. Qui non dovrà accadere. Inoltre, abbiamo parlato con il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, per proporre un accordo quadro territoriale per la salvaguardia dell’occupazione nei territori del cratere sismico, utilizzando un parte dei fondi per lo sviluppo».

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