Cambia la normativa sui dehors: meno vincoli, ma c’è chi protesta

12 Ottobre 2024

Il via libera alle nuove regole per i tavoli all’aperto sbarca ora alla Camera con il plauso degli esercenti Si va verso la compressione delle competenze delle Soprintendenze e del loro potere autorizzatorio

L’AQUILA. «Migliorare la capacità dei pubblici esercizi nell’erogazione di servizi più qualificati, accrescere l’attrattività delle nostre città nella competizione turistica internazionale» e liberare gli imprenditori dal grosso delle prescrizioni della Soprintendenza. La Fipe-Confcommercio L’Aquila interviene sulla delega al governo per il riordino della cornice normativa di riferimento per l’installazione dei dehors a servizio dei locali pubblici, già approvata lo scorso 26 luglio dal Consiglio dei ministri e ora all’esame della Camera dei deputati. E lo fa con una nota inviata dal presidente provinciale Fipe-Confcommercio L’Aquila, Daniele Stratta, a Regione, Anci Abruzzo, Provincia dell’Aquila e ai sindaci dei Comuni dell’intero territorio provinciale, tutti sollecitati a condividerne e supportarne le sollecitazioni nelle loro occasioni di confronto istituzionale sul tema.
LA NOTA
«È indicativo che un simile progetto di riforma, finalizzata a promuoverelo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, sia incluso nella legge annuale per il mercato e la concorrenza. I dehors rappresentano, infatti, uno straordinario valore per il territorio anche in termini di rigenerazione urbana», fanno sapere da Fipe-Confcommercio, «rispondendo alla sempre più marcata esigenza di socializzazione dei cittadini e confermandosi veri e propri presìdi di sicurezza delle nostre città. In tale contesto», prosegue la nota, «è necessarioun radicale cambio di paradigma, che porti a considerare i dehors non solo mera occupazione di suolo, ma anche strumento di progettazione dello spazio pubblico, ripensando le pratiche di regolazione in un’ottica di sostenibilità sociale, economica e urbanistica degli interventi, orientandole a un approccio di natura qualitativa e valutativa del loro impatto complessivo sui tessuti urbani». Un provvedimento legislativo che tira in ballo le competenze della Soprintendenza, tra cui il fatto «che le autorizzazioni paesaggistiche e culturali da parte delle Soprintendenze saranno previste solo se le strutture (amovibili) insisteranno su vie strettamente prospicienti a siti di eccezionale interesse culturale; l’espressa semplificazione delle procedure amministrative laddove vi siano accordi con le Soprintendenze territoriali; l’introduzione del silenzio assenso, attualmente non applicabile in quest’ambito; la previsione di misure di semplificazione anche per i profili edilizi; l’adeguata motivazione da parte delle Soprintendenze sui dinieghi, che sarebbero validi solo nell’impossibilità di dettare specifiche prescrizioni di armonizzazione che avrebbero invece consentito il rilascio dell’autorizzazione».
LE reazioni
«Siamo alle solite», commenta la presidente dell’Associazione cittadini per il centro storico, Claudia Aloisio. «È l’ennesima dimostrazione di come si vogliano favorire gli interessi privati a scapito della collettività asservendo i beni pubblici agli interessi di pochi, peraltro stravolgendo il testo unico dei beni monumentali».
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