Cambio di consiglieri, pazienza finita

La coalizione Di Pangrazio chiede il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato e invoca l’intervento del prefetto
AVEZZANO. Undici giorni dopo la sentenza del Consiglio di Stato è finita la pazienza dei consiglieri chiamati a governare Avezzano. Roberto Verdecchia, Antonio Di Fabio, Luigia Francesconi, Gianfranco Gallese, Giovanni Luccitti e Sonia Di Stefano devono prendere il posto di Massimo Verrecchia, Pierluigi Di Stefano, Mariano Santomaggio, Francesco Paciotti (o Annalisa Cipollone?), Chiara Colucci e Mauro Di Benedetto. Un cambio che può essere sancito soltanto in consiglio comunale. Proprio la mancata convocazione del consiglio comunale di Avezzano fa infuriare gli eletti. L’assemblea dovrebbe esserci lunedì 12 marzo, ma sulla data non c’è l’ufficialità.
Così l’avvocato Cristian Carpineta della coalizione guidata da Gianni Di Pangrazio si appella al prefetto Giuseppe Linardi. «Chiederemo al prefetto la convocazione immediata del consiglio comunale», afferma Carpineta, consigliere della maggioranza sancita dalle urne e rappresentante della lista civica “Avezzano Giovane, la voce delle idee”.
«Tuttora», prosegue Carpineta, «i consiglieri legittimi non possono essere insediati, malgrado il decreto d’urgenza emanato dal prefetto e come disposto dalla sentenza del Consiglio di Stato dopo il ricorso, le cui spese legali, tra l’altro, l’amministrazione De Angelis ha addebitato agli avezzanesi. De Angelis dimostra ancora una volta l’assoluta mancanza di rispetto per i cittadini che lo scorso giugno hanno premiato un programma e votato i proponenti di quel programma e pertanto invece di provvedere con la dovuta celerità ad adempiere a quanto dovuto per legge, il sindaco perde tempo, e sul punto non entriamo nel merito; saranno gli avezzanesi stessi a trarre le dovute conclusioni, vagheggiando, in modo a dir poco sconcertante, addirittura di una Avezzano città metropolitana. In Italia, le città metropolitane, quattordici in tutto il Paese, di cui la più piccola è quella di Reggio Calabria, sono state individuate sulla base di precise caratteristiche territoriali e socio-economiche a seguito di specifiche istruttorie tecniche. Dunque, al riguardo mi chiedo: il sindaco ignora questa realtà, che dovrebbe essere ovvia per un pubblico amministratore, o è l’ennesima fuffa da propinare ai cittadini? Nel frattempo, mentre il sindaco continua a fare il frate cercatore, come è evidente agli occhi di tutti, la città è totalmente bloccata».
Non meno tenero Francesco Eligi, consigliere 5 Stelle all’opposizione: «Non si propini alla cittadinanza alcun patto, spacciandolo come sacrificio indispensabile, di grande responsabilità, o presa di coscienza per il bene della città. La verità è tutt’altra: c’è solo l’intenzione dell’attuale sindaco di mantenere il potere e di altri, che finora non ne hanno avuto, di ottenerne un po’. Sono già naufragate tutte le promesse fatte meno di un anno fa in campagna elettorale. Ridare credibilità alla politica è proprio il ruolo di quei soggetti politici di prossimità, quali consiglieri, assessori, e sindaci; invece assistiamo a un indegno teatrino dai risvolti foschi e che sta immobilizzando la città. Sono infatti oltre due mesi che non si fa un consiglio, è saltato quello del 16 febbraio con cogenti punti in ordine del giorno da affrontare. E il prossimo non si sa quando ci sarà. Vedo cittadini ormai assuefatti alle eccezioni di democrazia, e pare abbiano quasi paura di un modo nuovo di fare politica, che anziché concentrarsi su promesse e intrallazzi, ponga l’accento su coerenza e princìpi».
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