Camera di commercio, fusione più difficile

L’Aquila e Teramo si allontanano dopo le parole di Lanciotti: penalizzati per i servizi alle imprese
L’AQUILA. «Se ci sono spiragli per un passo indietro, lo faremo. Preferiremmo restare autonomi e non andare alla fusione. Altrimenti sarà determinante il ruolo economico della provincia di Teramo».
Una doccia gelata, dopo mesi di “istituzionale freddezza” tra la Camera di commercio di Teramo e dell'Aquila, che arriva dal presidente dell'ente camerale teramano, Gloriano Lanciotti. Nella conferenza stampa di fine anno, tracciando il bilancio dell'attività svolta che vanta, tra l'altro, oltre un milione di euro di finanziamenti alle imprese, Lanciotti ha detto a chiare note di non essere più tanto favorevole alla formazione della Camera del Gran Sasso d'Italia. La fusione, dunque, è a rischio, anche per i numerosi ricorsi delle associazioni di categoria, che stanno piovendo sui conteggi operati dall'ente camerale aquilano nel calcolo delle imprese iscritte. A oltre due anni dalla nascita, con deliberazione dei due consigli, della Camera di commercio del Gran Sasso – era il 23 novembre 2016 – il percorso di unificazione non è ancora concluso. «Saremmo penalizzati per le funzioni e i servizi alle imprese», le parole del presidente, Lanciotti. Ed è proprio sull'operatività delle due Camere che si è arenata la fusione, con l'ente aquilano che non è riuscito ancora a comporre il quadro del nuovo consiglio unificato: iter che si allungherà, viste le obiezioni mosse da alcune associazioni datoriali. La Camera di commercio dell'Aquila è finita al centro di un vortice di polemiche, prima per la mancata organizzazione della 59esima edizione della Rassegna ovini, ad agosto scorso, salvata solo dall'intervento diretto del sindaco di Castel Del Monte, Luciano Mucciante, e del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, poi per il mancato pagamento dei contributi promessi ai pastori. Più di recente, per la gestione dei fondi del Progetto Abruzzo, inizialmente destinati all'attrattività turistica e al marketing territoriale, finiti nel finanziamento di 85mila euro alle Luci d'artista, per evitare che restassero in cassa. Le polemiche sollevate all'interno del consiglio camerale hanno riguardato anche la comunicazione e promozione dell'iniziativa: un bando da 10mila euro, gestito con affidamento diretto il 19 dicembre, benché le luminarie fossero state allestite l'8 dicembre.

