Campetto chiuso, mamma lancia un appello al prete

La richiesta per don Antonello: «Gli atti vandalici sono sempre da condannare, ma bisogna parlare coi ragazzi e coinvolgerli nella sistemazione dell’area giochi»
AVEZZANO. Sono ancora chiusi il campetto e l’area adiacente alla parrocchia di San Sebastiano di Paterno, frazione di Avezzano. Domenica mattina il parroco, don Antonello Corradetti, dopo l’ennesimo atto vandalico, ha deciso di sistemare sul cancello un cartello nel quale annunciava che nessuno poteva più entrare nell’area dal momento che i beni comuni non vengono rispettati. Una scelta dettata da continui danni alle strutture e agli spazi frequentati dai bambini e dai giovani del paese. La decisione di don Antonello ha destato scalpore a Paterno. Maria Angela Lisci, mamma di due ragazzi, ha condannato gli atti vandalici nella piazzetta adiacente alla chiesa e ha rivolto un appello al parroco chiedendogli di coinvolgere maggiormente i giovani, di parlare e socializzare con loro affinché questi episodi non accadano più.
«Quando don Antonio Salone realizzò il campetto parrocchiale, chiuso da tre anni, e l’area adiacente dove si trovano le giostrine, lo fece per togliere i ragazzi dalla strada e offrire loro uno spazio dove stare dal momento che a Paterno non c’è nulla», ha raccontato la parrocchiana. «Capisco don Antonello e provo rabbia per questi danneggiamenti a strutture pubbliche, però, forse, c’è bisogno di altro. La pecora nera, in un gruppo, si sa, c’è sempre, ma chiudendo questo spazio ora i nostri figli dove andranno? Sono d’accordo con lui sulle motivazioni, ma gli chiedo di fare qualcosa di più. Chiudendo il campo non si risolve nulla».
L’appello della mamma al parroco è quello di trovare un’intesa con i giovani di Paterno per aiutarli a superare le difficoltà e magari coinvolgerli nella sistemazione del campetto e dell’area gioco.
«Don Antonello è giovane e ho molta fiducia in lui», ha continuato la signora Maria Angela, «però dovrebbe chiedere a questi ragazzi perché accadono episodi di vandalismo. Dovrebbe incontrarli e farsi conoscere meglio. Magari instaurando con loro un rapporto di amicizia e di fiducia questi giovani potrebbero aprirsi. Stiamo facendo tanto per l’integrazione e poi non ascoltiamo proprio i nostri figli. Sono certa che don Antonello saprà farsi voler bene dai nostri giovani e insieme a loro magari potrà rimettere in piedi quello spazio pubblico tanto prezioso per il nostro paese».
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