Campo 78, parte l’operazione recupero

17 Gennaio 2019

In dirittura d’arrivo l’acquisizione dell’area che fu destinata ad accogliere i prigionieri di guerra. Tre milioni per la valorizzazione

SULMONA. È alla fase conclusiva l’acquisizione, da parte del Comune, del Campo 78.
L’ex campo di prigionia delle due guerre mondiali è al centro di un progetto di valorizzazione da 3 milioni di euro, che comprende anche lo chalet dell’eremo di Sant’Onofrio. In realtà l’iniziativa rientra nel più ampio progetto dell’hub turistico all’Abbazia celestiniana e a tutta la zona pedemontana del Morrone, da 12 milioni, promosso dall’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo.
La valorizzazione del Campo 78 rientra nella convenzione tra Comune e Regione. Nell’ex campo di prigionia, grazie ai 3 milioni di euro assegnati dai fondi Por-Fers, sarà realizzato un parco della memoria, dove sarà possibile visitare le baracche che ospitarono i prigionieri di guerra.
Gli altri interventi riguardano la predisposizione di una sala di accoglienza all’ingresso con tanto di impianti e servizi; la messa in sicurezza delle baracche storicamente più importanti, quelle con i graffiti al loro interno; la rimozione dell’amianto; il miglioramento della viabilità di accesso al fine di consentire l’immediata fruizione, l’allestimento dei locali restaurati e uno spazio museale.
«Cultura e turismo saranno i due fili che terranno assieme un progetto sul quale lavoriamo da tanto», interviene il sindaco di Sulmona Annamaria Casini, « destinato a cambiare le sorti di questo territorio. Con questo progetto finalmente metteremo in rete e valorizzeremo un’area dalle enormi potenzialità ancora non sfruttata al massimo».
Altri 600mila euro poi saranno dirottati sull’eremo per la riqualificazione dell’area celestiniana con la sistemazione della strada di arroccamento, del sentiero, dell’eremo stesso e dello chalet da adibire a punto di informazione e ristoro per visitatori. Saranno realizzati anche nuovi arredi urbani per aree di sosta coperte sia sulla balconata che sul belvedere.
Il campo, costruito per i prigionieri della Prima guerra mondiale, ospitò quelli di nazionalità austro-ungarica, impiegati in operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali. Durante la Seconda guerra mondiale al campo fu assegnato il numero 78 e divenne luogo di detenzione degli alleati anglo-americani, catturati nella campagna d’Africa.
In quegli anni nella struttura c’erano oltre tremila prigionieri. Fino a qualche anno fa il campo era utilizzato dall’Esercito come base militare di addestramento. L’intonaco interno non è stato toccato, specialmente nei punti dove i prigionieri erano soliti raffigurare disegni, scritte e graffiti nel corso delle interminabili giornate di detenzione.
In alcuni casi, nonostante il tempo trascorso, sono ancora leggibili il nome e lo stemma del battaglione di appartenenza dei soldati o i turni di pulizia degli ambienti.
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