«Campotosto al palo per la ricostruzione» Scatta la protesta

7 Ottobre 2018

I consiglieri di minoranza all’attacco di sindaco e istituzioni «Case provvisorie, viabilità, chiesa: tutto fermo da 21 mesi»

CAMPOTOSTO. A Campotosto si prepara un altro duro inverno. La situazione del paese, uno tra i più colpiti dalle ripetute scosse del 18 gennaio – e successive – presenta ancora diverse problematiche irrisolte. Del disagio che si vive nel paese e nelle frazioni si fanno portavoce i consiglieri di minoranza del Comune Antonio Di Carlantonio, Erminia Alimonti e Giovanna De Angelis,
«Dal 2017 a oggi», scrivono, «dopo un anno e nove mesi circa, quello di Campotosto è un territorio in ginocchio, sembra che il tempo si sia fermato a quella data, solo con tante demolizioni in più. Una sola cosa positiva va segnalata: la struttura donata dall’Associazione alpini. Per il resto, la situazione si è ulteriormente aggravata, e questo grazie anche all’indifferenza delle istituzioni, cominciando da quella locale: solo passerelle. L’unico Comune che a oggi, a distanza di un anno e nove mesi, non ha le soluzioni abitative di emergenza. Addirittura, nella frazione di Poggio Cancelli sembra che sicuramente non verranno costruite perché il territorio è a rischio esondazione. Ma allora ci chiediamo come mai, dopo il sisma del 2009, l’istituzione pubblica preposta ha provveduto a costruire i Moduli abitativi provvisori e inoltre ad approvare vari contributi economici per la ricostruzione dei fabbricati danneggiati dall’evento sismico».
«Nella frazione di Ortolano», proseguono gli esponenti dell’opposizione, «non si parla nemmeno di soluzioni abitative di emergenza: l’intera popolazione è stata evacuata e la maggior parte degli abitanti è stata “esiliata” nel villaggio Sanofi di Scoppito da gennaio 2017, e ancora oggi non sanno nemmeno di che morte devono morire. Le attività commerciali stentano ad andare avanti nell’indifferenza totale dell’amministrazione comunale, sono state delocalizzate nella piazza principale in container vecchi di 50 anni circa, sono baracche utilizzate forse per il terremoto dell’Irpinia del 1980. Il sindaco e la sua amministrazione non si rendono conto che se queste poche attività commerciali che hanno avuto il coraggio di continuare dovessero chiudere, Campotosto è finito definitivamente».
«Non si è riusciti a realizzare nemmeno una piccola chiesa di legno», aggiungono i consiglieri di minoranza, «nel completo disinteresse del sindaco. L’amministrazione non è riuscita a realizzare uffici comunali più vivibili sia a livello di salute che di privacy. Da circa un anno, causa una frana, la strada provinciale che collega il territorio ad Aringo, Montereale, Pizzoli e L’Aquila è chiusa: solo tanta indifferenza da parte di tutti, solo articoli sui giornali per enunciare contributi a destra e a manca per riparare la strada, ma fatti concreti zero: è ancora chiusa. Da parte delle istituzioni tutte (Comune, Provincia, Regione e Stato) dai consiglieri regionali e rappresentanti parlamentari dell’Alto Aterno tante passerelle, foto, proclami “Non vi lasceremo soli” e invece solo indifferenza, disattenzione e disaffezione verso il nostro territorio».
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