Campotosto, cantiere in piazza e primi segnali della ripartenza

24 Agosto 2021

Partito il primo aggregato edilizio che è riuscito a superare lo scoglio delle norme del doppio cratere Il commissario Legnini visita il sito interessato dai lavori. Appello dei proprietari di case di Collerudo

CAMPOTOSTO. A Campotosto, all’angolo tra via Roma, via Carso e via Castello, c’è uno dei pochi cantieri aperti del centro storico. Ed è il primo che è riuscito a superare lo scoglio del doppio cratere. Nei borghi dell’Alta Valle dell’Aterno (fra cui Pizzoli, Barete, Capitignano, Montereale) il terremoto dell’agosto 2016 – seguito da quello del gennaio 2017 – non solo ha fatto danni (e a Campotosto nel gennaio 2017 una vittima), ma ha creato un impiccio burocratico di quelli apparentemente inestricabili.
DOPPIO CRATERE. Molti aggregati, prima delle scosse del 2016, avevano presentato già la richiesta di indennizzo per i danni 2009 anche se a Campotosto nessun cantiere era stato aperto. Se 12 anni fa il borgo era stato piegato ma non abbattuto, cinque anni fa le “botte” sono state fatali. Semplificando: molti edifici non potevano più essere ricostruiti solo con i soldi del 2009, ma ce ne volevano di più e dovevano essere “prelevati” dai fondi per il sisma 2016. Su questo “accavallamento” si è creato un intoppo che ha bloccato tutto: sia le pratiche 2009 che quelle 2016. C’è voluta la pazienza – e il buonsenso – del Commissario per il sisma 2016 Giovanni Legnini e dei dirigenti degli uffici speciali Raffaello Fico (comuni del cratere 2009) e Vincenzo Rivera (cratere 2016) per trovare una via d’uscita. E ora a Campotosto è finalmente partito il cantiere di via Roma che domenica scorsa, prima della partenza del Cammino verso Amatrice, è stato visitato da Legnini. Si tratta, peraltro, di un aggregato che delimita la piazza principale (separato solo da via Roma), piazza dove verranno presto posizionati i sottoservizi e ricostruita la chiesa (per il belvedere – che nascerà al posto dell’ex municipio – gli operai sono già in azione). E non dovrebbe tardare molto l’avvio di un altro cantiere, quello dell’ex ristorante Barilotto, che è a ridosso della curva che immette su via Roma. Tempo insomma un paio d’anni e Campotosto potrebbe tornare ad avere un centro storico almeno parzialmente ricostruito e godibile. Tra l’altro anche sulle chiese Legnini ha fatto “passare” una norma (la stessa che c’era fino al 2015 anche per il terremoto 2009) che fa sì che stazioni appaltanti siano le diocesi che, a loro volta, potranno affidarsi anche agli uffici speciali. I segnali per una rinascita cominciano a vedersi.
MICROZONAZIONE SISMICA. Altro scoglio che fino a un anno fa sembrava insuperabile è quello della microzonazione sismica che riguarda Campotosto, ma soprattutto i comuni di Barete, Pizzoli e la frazione aquilana di Arischia. Semplificando al massimo una questione complessa si può dire che il nodo sono le cosiddette faglie attive, capaci cioè di scatenare scosse in qualsiasi momento. La ricostruzione dei centri storici non può ignorare le faglie. Anche perché sbagliare una volta può capitare, insistere nell’errore è da irresponsabili. Insomma, prima di rifare o ristrutturare una casa, bisogna verificare la presenza di faglie e in base a ciò stabilire il da farsi e, in casi estremi, delocalizzare. Il lavoro di microzonazione era stato fatto in maniera molto parziale e di fatto non utilizzabile. «Abbiamo concluso le due fasi dello studio delle faglie attive, ci siamo avvalsi dell’Ingv e delle Università del territorio», ha detto Legnini. «La gran parte delle aree attenzionate può essere ritenuta libera, per altre bisogna fare ulteriori approfondimenti con scavi mirati e su questo ho già firmato un’ordinanza. Invece per le zone di rispetto, quelle dov’è stata verificata l’esistenza delle faglie più pericolose, abbiamo, d’intesa con la Protezione civile, definito una disciplina improntata a cautela e sicurezza, prevedendo sostanzialmente che nuovi fabbricati non se ne fanno, si potranno recuperare quelli esistenti, ma garantendo standard di sicurezza sismica molto elevati».
COLLERUDO. Domenica scorsa a Campotosto sono apparsi piccoli cartelli con un appello al commissario Legnini. Sono firmati dai cittadini di una “frazione”, denominata Collerudo. Si legge: «Gli amici di Collerudo sostengono il suo lavoro (del Commissario, ndr). Trecento famiglie, mille persone, chiedono al Comune di Campotosto che, nel progetto di rinascita del paese, includano anche il rifacimento della strada di Collerudo. Noi amiamo Campotosto ed essendo così numerosi, abbiamo dato in passato un grande contributo all’economia del paese, come accade sempre con l’economia fatta dai proprietari di case, anche se non residenti. La nostra presenza, prima della rottura della strada, era numerosa e stabile per un periodo anche di tre o quattro mesi l’anno. Aiutateci a tornare riparando la strada. Torneremo numerosi e stabili come quando abbiamo comprato la casa a Collerudo». Forse non saranno proprio mille persone, ma anche questo è un segnale che c’è interesse – turistico e non solo – per il territorio di Campotosto.
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