Campotosto, un nuovo colpo alla rinascita

15 Marzo 2020

Per il centro dell’Alto Aterno (dove la ricostruzione è al palo) si aggrava il quadro dell’isolamento

CAMPOTOSTO. Il coronavirus rischia di dare una mazzata ulteriore, economica e sociale, alle zone interne appenniniche dell’Abruzzo che avevano già avuto una spallata molto pesante con i terremoti dell’Aquila del 2009 e del Centro Italia del 2016 e 2017.
Un esempio emblematico viene dal comune di Campotosto, a 1.420 metri di altitudine, che «vive», oggi per meglio dire «viveva» intorno alle attività legate alla diga e al lago, molto frequentato dai turisti.
A fare da contraltare alla nuova situazione di grande disagio che si è determinata da alcuni giorni, il fatto che non si sono verificate positività o casi sospetti di Covid-19.
Nel centro montano sono residenti 540 persone: ma in inverno a Campotosto e nelle frazioni di Mascioni e Poggio Cancelli, nelle case riaperte e in quelle provvisorie, abitano complessivamente circa 120 persone, tra le quali è molto alta la percentuale di anziani.
La frazione di Ortolano è diventata, suo malgrado, un vero e proprio paese fantasma dopo la slavina del gennaio del 2017 causata dalla nevicata e dalle concomitanti scosse di terremoto.
Con la chiusura di bar e ristoranti, non c’è più socialità: in un territorio costretto per lunghi periodi dell’anno con temperature pungenti, erano, oltre che esercizi commerciali, centri di ritrovo a tutti gli effetti per gli anziani che giornalmente facevano anche la partita a carte.
«Se la stretta dovesse durare molto, per noi questa nuova emergenza potrebbe essere letale», spiega il sindaco di Campotosto, Luigi Cannavicci. «Siamo convinti di dover dare il nostro contributo e che rimanere a casa sia una buona cosa, ma noi siamo giù moralmente. La minima economia rappresentata dai ristoranti che si reggevano con i turisti, pochi per la verità, e con i tecnici dell’Enel impegnati nella manutenzione della diga, è stata praticamente cancellata. Speriamo che quando questo momento drammatico sarà finito, ci si ricordi che le zone interne meno ricche devono ricevere sostegni maggiori di quelle ricche che hanno fisiologicamente più mezzi per ripartire».
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