Campus da quattro anni in balìa di ladri e vandali
Le undici palazzine restano sotto sequestro: il processo va a rilento Il costruttore Carnevale: «Amareggiato ma ancora pronto a investire»
PIZZOLI. Doveva diventare un campus universitario privato in perfetto stile americano, con tanto di campi da tennis e pallavolo e un teatro all'aperto, a pochi chilometri dal polo di Coppito. Oggi, invece, le 11 palazzine prefabbricate realizzate nel 2010 a Pizzoli versano nell’abbandono e nell’incuria, facile preda di ladri e malviventi. A lanciare l’allarme è il progettista finanziatore del campus, Giulio Carnevale, titolare della ditta Fer Italia srl che ha condotto i lavori per la realizzazione della struttura e padre di Giulia, la studentessa di Sora morta durante il terremoto, a cui doveva essere intitolato il campus. La residenza avrebbe dovuto ospitare oltre 250 studenti, a prezzi calmierati, oltre a un poliambulatorio gestito dall’Aquila per la vita per la ricerca e lo studio dei tumori. Dopo dieci anni di gestione, Carnevale lo avrebbe lasciato in «regalo» all’Adsu (Azienda diritto agli studi universitari) o al Comune di Pizzoli. Un progetto che, tuttavia, non è stato possibile portare a compimento: nell’ottobre del 2010, infatti, la Procura della Repubblica ha posto i sigilli al campus, dove già erano ospitate decine di studenti stranieri, che increduli sono stati costretti a fare le valige e trovare un’altra sistemazione. A monte una denuncia dell’associazione Italia Nostra, che ha portato all’avviso di garanzia e al rinvio a giudizio per undici, tra cui lo stesso imprenditore, legale rappresentante della società, il sindaco di Pizzoli Angela D’Andrea, che ha messo la propria firma sulla concessione dei terreni per i lavori e Bruno Sabatini, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Pizzoli. I reati contestati sono la violazione delle norme urbanistiche, la mancanza di un piano di lottizzazione, la difformità dell’intervento rispetto al Piano regolatore. Da allora si sono susseguite numerose udienze, ma ancora non c’è un giudizio definitivo. Per il prossimo 11 novembre è prevista una nuova perizia tecnica sulla struttura, che intanto è stata lasciata in completo abbandono. «Io non mi arrendo», afferma sicuro Carnevale. «Certo è che mai mi sarei aspettato di dover affrontare una situazione del genere, solo per la volontà di fare qualcosa di buono per questa città». Intanto, l’imprenditore ha speso 3 milioni su quella struttura. «Per quanto mi riguarda li ho già accantonati, per così dire. Non voglio niente da nessuno. Ma non sono neanche pronto a tornare indietro sul mio progetto: o lì nascerà il campus universitario o niente altro», continua Carnevale. «All’Aquila nel 2009 sono morti 47 studenti universitari. Il mio sogno è di regalare a questa città, dove io stesso ho frequentato la facoltà di Ingegneria, una struttura sicura, in cui i giovani possano vivere serenamente gli anni più belli della loro esistenza. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto col cuore, ma probabilmente sono stato capito male», conclude con amarezza l’imprenditore. Intanto malviventi e ladri più volte hanno fatto incursione all'interno dei prefabbricati rubando computer, condizionatori, sanitari. «La strutture sono deteriorate, oggetto di furti e danneggiamenti di ogni tipo. A rimetterci è stata anche la Croce Rossa Italiana che aveva acquistato parte dell’arredamento interno», prosegue Carnevale. «Mia figlia è morta nel crollo di una palazzina di via XX Settembre, di fronte alla Casa dello studente: in un’abitazione che doveva essere sicurissima. Non mi perdo d’animo e sono pronto a investire ancora nel campus di Pizzoli».
Michela Corridore
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