Cantiere dei sottoservizi: il Comune vuole un milione

15 Settembre 2021

Ingiunzione alla ditta incaricata dell’opera per l’occupazione del suolo pubblico L’ente chiede il pagamento a partire dal 1° gennaio 2018 e mobilita i suoi avvocati

L’AQUILA. Da una delibera di giunta spunta una vicenda che rischia di far discutere. Il Comune ha inviato alla Scarl (la società che si occupa della realizzazione di uno dei lotti dei sottoservizi) una ingiunzione fiscale di 1.157.761,35 euro a titolo, si legge nell’atto, «di canone di occupazione del suolo pubblico e relative penali».
La storia è emersa perché la Scarl ha fatto opposizione all’ingiunzione di pagamento rivolgendosi al tribunale civile. Da qui la necessità per il Comune di autorizzare l’avvocatura a resistere in giudizio. Ma che cosa potrebbe essere accaduto? Il condizionale è d’obbligo perché le “liti” civili di solito hanno un percorso a ostacoli ed è difficile prevedere come possono andare a finire. Da quel poco che filtra da ambienti comunali sembra che la Scarl quando ha iniziato i lavori per il primo stralcio dei sottoservizi (opera mastodontica e di cui la città si è giustamente vantata in ogni sede possibile) avrebbe chiesto al Comune di occupare un’area di circa 1.500 metri quadrati come deposito materiali e attrezzi.
L’area sarebbe stata individuata lungo viale Duca degli Abruzzi non lontano da porta Branconia e dalla chiesa di San Silvestro. La società avrebbe raggiunto un’intesa con la precedente giunta comunale per una sorta di esenzione (non si sa se in tutto o in parte) dal pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico. E questo fino al 31 dicembre del 2017. Dal primo gennaio 2018 la tassa andava pagata ma, a stare all’ingiunzione fiscale, la cosa non sarebbe avvenuta e quindi in oltre tre anni e mezzo si è giunti alla cifra di cui sopra. Se c’è stata l’opposizione, l’impresa avrà avuto i suoi buoni motivi per farla e c’è da scommettere che le cose andranno per le lunghe (il Comune sta pagando o riscuotendo soldi per cause di decenni fa). Nella delibera si legge inoltre che è «necessario approntare adeguata difesa processuale rispetto a una domanda che, se accolta, potrebbe avere onerose conseguenze per l’ente». Questa è una “frase fatta” che compare in tutte le delibere in cui si autorizza l’avvocatura comunale a costituirsi in giudizio anche se in questo caso si prevede una dura battaglia legale. Lo “smart tunnel” si legge sul sito dell’Ufficio speciale per L’Aquila «occupa praticamente tutto il centro storico, 17 chilometri primo lotto. Tra i sottoservizi compresi rientrano le reti di distribuzione idrica, le fognature, la rete elettrica a basso e media tensione per l’illuminazione pubblica e privata, la rete gas metano, la rete telefonica e quella a fibra ottica per il collegamento dati».
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