Capitale della cultura In città sale la fiducia: «Possiamo farcela»

L’esperto Crociata commenta la selezione tra le 10 finaliste: «Questa volta L’Aquila ha le caratteristiche per vincere»
L’AQUILA. «Crediamo di potercela fare. L’Aquila merita il titolo di Capitale italiana della cultura 2026». È fiducioso il professor Alessandro Crociata, del gruppo di lavoro del dossier che ha permesso al capoluogo abruzzese di essere selezionato dal ministero nella short list delle dieci città finaliste, tra le candidate al riconoscimento. La proclamazione è attesa per il prossimo 29 marzo 2024, ad appena una settimana dal 15° anniversario del sisma.
UN PERCORSO DA COMPLETARE
«Aver superato questa prima fase, ci lascia ben sperare in un possibile risultato positivo», spiega Crociata, che ha collaborato al dossier con Valeria Pica, Claudio Calveri e il professor Pierluigi Sacco. «Il Comune ha scelto lo stesso gruppo di lavoro della candidatura per il 2022, questo ci ha permesso di non dover cominciare daccapo, ma di poter concludere un percorso già intrapreso». In quell’occasione a soffiare il titolo all’Aquila fu Procida. «Rispetto ad allora possiamo fare leva su un patrimonio di esperienza e di conoscenze maturato negli anni», spiega Crociata, «ma anche sulla visione, condivisa con l’amministrazione comunale da tempo, di uno sviluppo a base culturale». Proprio questa potrebbe essere la chiave di volta per il docente.
SVILUPPO CULTURALE
«Ritengo che le dieci città della short list abbiano presentato tutte un buon lavoro, sono tutte potenziali vincitrici», continua. «Poiché i dossier non sono divulgabili in questa fase della competizione, non abbiamo contezza della strategia del programma artistico che sottintendono. Quello che è evidente, tuttavia, è che ad essere state selezionate non sono necessariamente grandi città o città che hanno una dotazione culturale particolarmente rilevante, ma anche piccole città o unioni di comuni. Realtà che dieci anni fa non sarebbero state prese in considerazione, ma che adesso con la nuova sensibilità derivata dagli studi sullo sviluppo a base culturale sono protagoniste». Oltre al capoluogo d’Abruzzo, che nel suo percorso di candidatura è sostenuto anche dalla città di Rieti ed è supportato da Regione Abruzzo, Usra, Usrc e Usr (gli uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere 2009 e dei territori colpiti dal sisma del Centro Italia), la giuria istituita dal Segretariato generale del ministero per Cultura ha inserito nella short list anche Agnone (Isernia), Alba (Cuneo), Gaeta (Latina), Latina, Lucera (Foggia), Maratea (Potenza), Rimini, Treviso, Unione dei Comuni Valdichiana Senese (Siena).
CITTÀ TERRITORIO
«L’Aquila può giocare un ruolo molto importante perché storicamente si impone come città territorio, a servizio di una costellazione di piccole realtà. Mi sembra dunque ci sia una corrispondenza tra gli orientamenti della politica culturale e quello che la città fa da sempre», conclude Crociata. «Non bisogna dimenticare, tuttavia, che la commissione giudicatrice è composta da persone che hanno le loro preferenze. Siamo pur sempre nel campo delle scienze sociali, non della matematica».
Intanto, oggi pomeriggio alle 18.30 il professor Sacco, a capo della commissione del dossier per la candidatura dell’Aquila a Capitale della cultura, sarà al Maxxi per il quarto incontro di Glocal Art, dedicato all’arte contemporanea in Abruzzo.
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