Caporalato, multe per 144mila euro e tre aziende chiuse
Conclusi i blitz nel Fucino, sono 214 i braccianti controllati Bracco: «Schiavi moderni, la Regione deve dare risposte»
AVEZZANO. Sono saliti a 214 i lavoratori controllati nell’ambito dell’operazione contro il caporalato e il lavoro nero nel Fucino. I dati finali del blitz sono stati divulgati dai carabinieri del comando provinciale e del gruppo forestale dell’Aquila, che hanno compiuto le ispezioni insieme al personale del gruppo carabinieri tutela del lavoro di Roma, del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e dell’Ispettorato territoriale del lavoro. I controlli sono stati svolti da lunedì 4 a martedì 26 settembre e hanno interessato Avezzano, Celano, Luco, Ortucchio, Pescina, Trasacco e San Benedetto dei Marsi.
Sono stati ispezionati 30 fondi agricoli e 30 aziende che operano nel settore della raccolta di prodotti ortofrutticoli, nonché tre società attive in altri settori (taglio e commercio di legnami e distribuzione di carburanti per autotrazione). Sono stati scoperti 50 braccianti non in regola con il decreto legislativo che disciplina i rapporti di lavoro. Sedici i lavoratori in nero, tra cui tre immigrati irregolari di nazionalità marocchina, dei quali due denunciati in stato di libertà per inosservanza del decreto di espulsione dal territorio nazionale. Inoltre, sono state accertate 66 violazioni amministrative per l’importo complessivo di euro 144.636. Sono stati adottati tre provvedimenti amministrativi di sospensione di attività per impiego di personale in nero. Circa 50 i militari impiegati.
L’operazione contro il caporalato, che ha fatto riemergere una piaga nel Fucino, ha aperto l’ennesimo dibattito.
Il consigliere regionale Leandro Bracco parla di «schiavitù moderna» e sollecita un intervento del presidente Luciano D’Alfonso. «Ciò che stato scoperto nella Marsica», evidenzia l’esponente di Sinistra Italiana, «è solamente la punta dell’iceberg. Oramai il fenomeno del caporalato è diventato a livello nazionale una vera e propria piaga sociale e purtroppo l’Abruzzo non è da meno. Soprattutto nel Fucino sono numerosissimi gli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno i cui Paesi di origine sono prevalentemente l’Albania, il Marocco e la Romania. Il tasso di sfruttamento ha raggiunto proporzioni di tipo schiavistico: ai lavoratori, la cui paga è già da fame, i caporali italiani corrispondono solamente il 30% di quanto pattuito: un vero e proprio ricatto verso il quale gli immigrati non possono opporsi in quanto, se lo facessero, si concretizzerebbe il rischio di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno. Sempre nel Fucino sono migliaia i braccianti che rischiano di entrare nel tunnel dello sfruttamento. L’esecutivo regionale guidato da D’Alfonso ha il dovere di dare risposte precise, nette ma soprattutto efficaci nel più breve tempo possibile tramite provvedimenti legislativi appositi».
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