Carapelle Calvisio, cercasi sindaco

9 Febbraio 2016

L’uscente Di Cesare rivolge un appello ai giovani: fatevi avanti, tocca a voi. Non costringetemi a ricandidarmi

CARAPELLE CALVISIO. C’è chi farebbe carte false per una candidatura da primo cittadino, chi se la prenderebbe come un’offesa personale se il partito decidesse di puntare su altri. E c’è chi, invece, dopo quattro lustri di attività amministrativa sarebbe felicissimo di passare il testimone. Accade a Carapelle Calvisio, 85 abitanti, dove Domenico Di Cesare, che praticamente da 20 anni ricopre la carica di sindaco, cederebbe volentieri il passo, magari a un giovane che volesse provare l’ebbrezza della politica. Il problema è che all’orizzonte non si intravedono aspiranti candidati a ricoprire lo scranno più alto del paese. Anche perché Domenico Di Cesare è da 20 anni che rinuncia all’indennità (attualmente di circa un migliaio di euro al mese) che gli spetterebbe in quanto sindaco. Non solo: anche assessori e consiglieri non beccano l’ombra di un quattrino. Certamente, per chi dovesse arrivare dopo sarebbe ben difficile far “digerire” ai cittadini di Carapelle il cambio di passo.

«Non ho ritenuto opportuno», spiega Di Cesare, «caricare sul bilancio comunale la spesa per le indennità di sindaco e assessori. Non è giusto». Una somma che, complessivamente, per un piccolo comune sfiora i 36mila euro l’anno. Soldi, spiega il primo cittadino, che sono indispensabili per il funzionamento della macchina amministrativa, anche alla luce dei continui tagli ai fondi che lo Stato trasferisce alle amministrazioni periferiche. Fare il sindaco, oggi, non è la cosa più semplice del mondo.

«I nostri problemi», spiega Di Cesare, «nascono tutti con la Bassanini e i decreti attuativi che si sono succeduti negli anni. Oggi ci ritroviamo a caricare i cittadini di tasse per poter garantire i servizi minimi».

Se si pensa che Carapelle conta 85 abitanti, e che il patrimonio abitativo è stato distrutto dal sisma del 2009 almeno per l’80%, è facile immaginare quale possa essere il livello delle entrate. Eppure, sostiene orgogliosamente Di Cesare, i conti sono in “perfetta forma”. «Fino a quest’anno ho chiuso con un attivo di bilancio di 200mila euro, pur cercando di mantenere le tasse a livelli accettabili». Unico neo è la tassa sull’immondizia. «Abbiamo famiglie», spiega, « che purtroppo pagano fino a 800 euro l’anno». Anche il personale è ridotto ai minimi termini. «Non abbiamo neanche il segretario comunale. Qui non ci vuole venire nessuno. Partecipano ai concorsi, prendono servizio, e poi alla prima occasione utile si fanno trasferire. Un po’ come è accaduto all’Aquila per il Concorsone». Carapelle è un posto di una bellezza che rapisce. Percorrendo la salita dall’innesto con la Statale 153 (che da Capestrano porta a Navelli), è tutto un susseguirsi di oliveti che si alternano a rocce scolpite e paesaggi mozzafiato. Arrivando dal bivio di Castelnuovo, invece, sono i boschi di pino e le querce i protagonisti indiscussi del paesaggio. Il borgo antico, poi, seppur devastato dal terremoto del 2009, conserva l’impianto originario dell’anno Mille, e tutto il fascino che deriva da un tuffo nella storia. Arrivarci, però, non è agevole, ed è per questo che di abitanti ne sono rimasti pochi, tanto da far assurgere il borgo al rango di Comune più piccolo d’Abruzzo. «Ce la battiamo, in base a minime variazioni anagrafiche, con Montelapiano, in provincia di Chieti», scherza Di Cesare, «che conta 77 abitanti». In organico, attualmente, ci sono un tecnico in condivisione con l’Usr (due giorni a settimana), una ragioniera (altri due giorni a settimana), un operatore ecologico esterno, due persone che lavorano in progetti di reinserimento. Domenico Di Cesare è stato eletto sindaco per la prima volta nel 1995. L’unico stop momentaneo alla sua carriera da amministratore c’è stato nel 2004, quando una ragazza, Federica Volpe, si candidò alla carica di primo cittadino e fu eletta. Si trattò, però, di una consiliatura lampo, tanto che dopo brevissimo tempo il borgo tornò alle urne, rieleggendo Di Cesare, riconfermato anche nel 2011. Oggi il sindaco lancia un appello ai giovani: «Fatevi avanti», dice. «È chiaro che se nessuno volesse raccogliere l’invito mi ricandiderò, non voglio che accada quello che è successo a Castelvecchio Calvisio, dove alle urne si sono presentati 5 votanti su 277, dove non è stato eletto il sindaco per mancanza del quorum».

Angela Baglioni

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