Caro bollette, si spengono le luci: ecco la protesta di negozi e locali

Confcommercio chiede interventi urgenti al Governo: «Si rischia la chiusura della metà delle attività» Liberati e Stratta: «Tutti hanno conti in rosso, nell’Aquilano centinaia di posti a rischio già a ottobre»
L’AQUILA. La bolletta della luce di luglio del 2021 di un bar era di mille euro, quella di luglio 2022 di quattromila. Un supermercato è invece passato da quattromila a 19mila. E per un quarto d’ora, ieri mattina, negozi e locali hanno spento le luci delle insegne e ridotto quelle all’interno delle attività, per protestare contro il caro bollette. Anche nell’Aquilano, dove si stima abbia partecipato circa un terzo degli esercizi pubblici, nonostante la protesta – qui rilanciata da Fida e Fipe di Confcommercio – sia partita soltanto all’ultimo secondo nei giorni scorsi.
Per contrastare gli effetti del caro energia ed evitare il rischio chiusura delle imprese, i commercianti chiedono al governo interventi emergenziali e strutturali: l’incremento del credito d'imposta dal 15% al 50%, la proroga della rateizzazione delle bollette almeno fino a dicembre 2022 e l’incremento fino al 90% della copertura offerta dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese anche per i finanziamenti. Lo hanno chiesto ieri mattina in una conferenza stampa nazionale Confcommercio, AnccCoop, Ancd-Conad e Federdistribuzione, in rappresentanza della quasi totalità delle imprese del commercio al dettaglio, lanciando un allarme choc: in Italia rischiano di saltare circa 120mila imprese del terziario assieme a 370mila posti di lavoro.
«Decine di attività e centinaia di posti di lavori l’Aquilano li perderebbe subito, già a ottobre, senza un intervento diretto e immediato da parte del Governo. Poi, con la stangata del gas per il riscaldamento invernale, in un territorio con il clima rigido come il nostro si entrerebbe nell’ordine delle migliaia di posti di lavoro persi. Una catastrofe»: parola di Angelo Liberati, presidente provinciale della Fida-Confcommercio degli alimentari, «metà dei prodotti che si vendono in un alimentari sono legati alla catena del freddo. Non possiamo spegnere frigoriferi e congelatori. Quando va bene si è costretti a tagliare sul personale, ma la metà delle attività è già a rischio chiusura perché siamo tutti in rosso. Siamo riusciti a sopravvivere al terremoto, a tirare avanti in due anni e mezzo di pandemia, ma ora è si va davvero verso una catastrofe economica».
Aggiunge Daniele Stratta, presidente provinciale della Fipe-Confcommercio dei pubblici esercizi: «Qui si tratta di sopravvivenza. Siamo davanti a una tragedia. Ci sono già attività aquilane che hanno deciso di chiudere in inverno, staccando le utenze, per riaprire in estate. È il primo grave segnale di quello che sta per accadere, mentre praticamente tutte le attività sono già in default a causa delle bollette triplicate e dell’aumento vertiginoso del costo delle materie prime». Ancora Stratta: «La città e la provincia rischiano di vedere annullati i servizi, con conseguenze devastanti sull’occupazione, anche sui fornitori e tutto l’indotto. Stiamo andando dritti verso un bagno di sangue».
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