Caruso: «Ecco gli sforzi fatti per la sanità in Alto Sangro»

CASTEL DI SANGRO. Il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, risponde in modo deciso alle accuse di silenzio nel settore sanitario mosse nei suoi confronti dalla consigliera Silvia Marinelli....
CASTEL DI SANGRO. Il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, risponde in modo deciso alle accuse di silenzio nel settore sanitario mosse nei suoi confronti dalla consigliera Silvia Marinelli. «Non si può parlare di sanità senza comprendere che essa vive un momento di grave crisi nazionale, accentuata dalla pandemia», precisa Caruso, «la carenza di risorse sta provocando seri disservizi alle attività per la salute pubblica dei cittadini, soprattutto per le patologie gravi. Il sistema sanitario nazionale rischia di fare i conti con un deficit dai 10mila ai 24mila camici bianchi nell’arco di un quadriennio. Questo è inconfutabilmente il quadro entro il quale affrontare con serietà il tema della nostra sanità, ovvero di un territorio montano demograficamente debole, che pur se ha tutti i diritti che la legge gli riconosce, nella normalità dei casi fa fatica ad ottenere». Il primo cittadino e presidente della Provincia chiarisce che «non bastano gli avvisi che l’Asl pubblica per ingaggiare medici per il nostro ospedale, poiché i tentativi vanno tutti a vuoto. Mentre la strada che stiamo seguendo è quella di persuadere in anticipo i medici che intendono venire a Castel di Sangro; strada che sta portando importanti risultati, come nel caso del dottor Federico Stocchi, già in servizio da qualche mese, reduce dalla mobilità dalla Asl Teramo. L’azienda ha promosso un’ulteriore mobilità dall’ospedale di Giulianova per favorire l’arrivo del dottor Maurizio Cincis e un altro medico ancora potrebbe andare a riattivare il servizio di Chirurgia day sugery. Inoltre, a breve l’ospedale potrebbe essere dotato di un ecografo di ultima generazione che verrebbe acquistato col contributo della Neuromed. Insomma, se si agisce con un impegno concreto le cose si risolvono, se invece ci si adagia sulla retorica o demagogia, le cose non possono che peggiorare». (e.b.)

