Caruso entra nella conferenza Stato-città

Rappresenterà l’Unione delle province italiane: «Un’occasione di confronto diretto con il governo»
CASTEL DI SANGRO. Il presidente Caruso sederà alla conferenza Stato-città e autonomie locali in rappresentanza dell’Unione province italiane. L’Upi ha scelto il presidente della Provincia dell’Aquila come componente dell’organo preposto a raccordare l’amministrazione statale con gli altri enti. Una soddisfazione per il presidente Caruso, riconfermato alla guida della Provincia aquilana nelle elezioni del 18 dicembre scorso. Il suo ruolo, quindi, sarà quello di raccordo tra le Province che andrà a rappresentare e lo Stato. La conferenza è da statuto presieduta dal presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, dal ministro dell’Interno o dal collega per gli Affari regionali e le autonomie nelle materie di rispettiva competenza.
A sedersi al tavolo della conferenza sono i ministri dell’Economia e delle finanze, delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili e della Salute, nonché i presidenti delle associazioni rappresentative dei Comuni, delle Province e delle Comunità montane oltre a quattordici sindaci e sei presidenti di Provincia. Tra questi ci sarà anche Caruso.
«Una nomina di cui sono profondamente onorato», ha commentato il presidente della Provincia dell'Aquila e sindaco di Castel di Sangro, «il confronto diretto con il Governo sarà per me occasione utile per cercare di restituire alla Provincia, ente che più di tutti è preposto alla tutela dei bisogni e delle esigenze delle realtà più periferiche, il prestigio che merita». Da delegato dell’Upi Caruso sarà anche membro di diritto della conferenza unificata, l’organo che unisce, appunto, la conferenza Stato-città con la conferenza Stato-Regioni. A partire dal 20 gennaio 2016, inoltre, è stato adottato l’atto che prevede la partecipazione degli enti locali alla definizione delle politiche dell’Unione europea attraverso lo svolgimento della Sessione europea. Un tassello in più per portare le istanze delle Province italiane sui tavoli di Bruxelles. (e.b.)
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