Casa riparata, il Comune paga sulla fiducia

21 Aprile 2020

Dopo nove anni dai lavori (e 11 dal sisma) impossibile ritrovare il bonifico: via libera alla liquidazione

L’AQUILA. Sono passati 11 anni dal terremoto, ma il Comune dell’Aquila sta ancora pagando i lavori effettuati alle case in centro storico classificate A (danni di lieve entità) e che all’epoca avevano diritto a un risarcimento massimo di 20.000 euro (10.000 se la casa era fuori dal centro storico).
Probabilmente il caso spuntato di recente è “isolato” visto che fra il 2009, il 2010 e il 2011 furono tantissimi coloro che ottennero senza troppe complicanze burocratiche i 10.000 euro (ci furono anche ditte che misero volantini in giro per la città e circondario affermando che avrebbero pensato a tutto loro, domanda compresa e così fu). Quei soldi servirono soprattutto a ritinteggiare le facciate e qualche interno dopo aver coperto le fessure con un po’ di gesso da intonaco. E ci fu, nel giro di un paio di anni, un’esplosione di colori vivaci a punteggiare soprattutto le zone esterne ai centri storici (fra cui dei blu mare, degli arancioni e dei verdi intensi che gridano ancora vendetta).
Il caso in questione, che emerge dalla solita determina affogata fra le decine che compaiono ogni settimana sull’albo pretorio del Comune, se non è anomalo e quantomeno curioso. In sostanza lo Stato (che passa i soldi all’ente locale) ha liquidato una fattura di (leggete bene) 19.999.99 euro (il tetto massimo era 20.000 euro e quindi la finanza pubblica ha risparmiato un centesimo) che risale al novembre 2011 e che era stata già pagata dalla proprietaria, la quale, dopo 9 anni, ha chiesto i soldi al Comune anche se non è stato possibile rintracciare il bonifico (quindi il tracciamento dei soldi) a causa del tempo trascorso. Il Comune ha quindi pagato sulla fiducia (cioè sulla presentazione della fattura del 2011, visto che dopo 9 anni è obiettivamente difficile verificare quali lavori furono fatti).
Nell’atto comunale si ricorda che “con l’ordinanza 3778 del 6 giugno 2009 della presidenza del Consiglio dei ministri si riconosceva un contributo per le spese relative alla riparazione dei danni di lieve entità, fino all’importo massimo di 10.000 euro cui poteva essere aggiunto un ulteriore importo massimo di 2.500 euro per la copertura di spese relative alla riparazione di parti comuni degli edifici, comprensive di Iva ed eventuali oneri per competenze tecniche. Con successiva ordinanza, la 3870 del 21 aprile 2010, si precisava che in caso di unità abitative in singolo edificio con esito A già ricompreso in zona rossa, il contributo per la riparazione dei danni di lieve entità era concesso fino all’importo massimo di euro 20.000 euro cui poteva essere aggiunto un ulteriore importo massimo di 5.000 euro per la copertura di spese relative alla riparazione di parti comuni degli edifici, comprensive di Iva ed eventuali oneri per competenze tecniche”.
La pratica oggetto della determina aveva diritto a “soli” 20.000 euro. Nove anni dopo, il Comune, “vista l’impossibilità per la ditta e per il beneficiario del contributo di poter ottenere copia del bonifico bancario ove si evince il pagamento effettuato in quanto sono decorsi nove anni dallo stesso”, si fida della fattura e “ritenuto di dover provvedere al rimborso del contributo inerente alle lavorazioni effettuate, liquida a favore della beneficiaria la somma anticipata alla ditta di 19.999,99 euro Iva compresa”. Tutto bene quel che finisce bene.
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