Case Ater, azioni legali degli assegnatari
Immobili mai riparati, i cittadini in attesa di rientrare negli edifici ora inagibili chiedono i danni
L’AQUILA. Se la ricostruzione pubblica procede a passo di lumaca, c’è un settore dove è ancora praticamente all’anno zero: quello dell’edilizia residenziale pubblica, ovvero le case popolari classificate E di proprietà dell’Ater (ente regionale) e del Comune.
Più di mille alloggi che giacciono ancora nelle stesse condizioni in cui versavano la mattina del 6 aprile, se non peggio, visto che, in questi anni di incuria, sono stati ripuliti da ladri e sciacalli, che hanno portato via di tutto, dai mobili ai termosifoni. Degli 80 milioni stanziati dalle varie delibere Cipe, non è stato speso nemmeno un centesimo. Dinanzi a questo stallo, un gruppo di famiglie assegnatarie, che avevano riscattato gli alloggi in cui vivevano, ha deciso di intraprendere un’azione legale contro l’Ater, chiedendo all’azienda un risarcimento economico e morale per la mancata ricostruzione delle proprie abitazioni.
A spiegare i particolari tecnici del ricorso è l’avvocato Fausto Corti, il legale a cui si sono rivolti i proprietari: «Nel 2010 questi residenti, poiché i loro appartamenti si trovavano in palazzine in cui l’Ater continuava ad avere la titolarità della maggioranza degli alloggi, avevano delegato l’azienda a curare tutto il processo della ricostruzione. Poi però si sono ritrovati, loro malgrado, invischiati nelle lentezze e nella negligenza dell’ente. Rispetto a tutti gli altri cittadini titolari di abitazioni di proprietà, quindi, sono stati penalizzati». Finora le famiglie che hanno firmato il ricorso sono sette, ma è certo che nei prossimi giorni il numero crescerà perché gli appartamenti Ater riscattati sono circa 300. Il danno subìto da queste persone, spiega ancora Corti, è duplice: «Abbiamo chiesto un doppio risarcimento, per danni patrimoniali, perché la mancata ricostruzione non ha permesso ai ricorrenti l’utilizzo dei propri alloggi, alcuni dei quali, prima del sisma, erano anche affittati; e per danni esistenziali, visto che, a 9 anni dal terremoto, queste persone sono ancora costrette a vivere in situazioni di emergenza. Il danno che abbiamo calcolato è, complessivamente, di circa 100mila euro a famiglia, per sei anni. Ne abbiamo tolti tre, infatti, perché sarebbero quelli previsti dalle norme per il completamento dei lavori». Ma ad aver subìto un danno, denunciano Antonio Perrotti e Luca Giuliani del Coordinamento Erp, non sono solo i proprietari degli alloggi riscattati. Anche gli affittuari sono rimasti beffati, perché, da quando vivono nel Progetto Case, stanno pagando, al Comune, canoni di locazione molto più alti di quelli che pagavano all’Ater pre-sisma.
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