«Case equivalenti, basta fuga dalla città»

Barattelli (Ance) chiede emendamento al Mille proroghe per consentire il riacquisto solo nel Comune di residenza
L’AQUILA. Chiedere ai parlamentari eletti in Abruzzo di sostenere un emendamento per limitare la possibilità di acquisto dell’abitazione sostitutiva esclusivamente all’interno dello stesso Comune. È questa la proposta di Ance L’Aquila ingaggiata per contrastare un esodo che di fatto questo meccanismo legislativo ha incoraggiato, permettendo a chi ha avuto casa danneggiata di poterla riacquistare potenzialmente ovunque. Il risultato è che circa il 60% dei 600 contributi stanziati sostiene un acquisto al di fuori del Comune che ospitava l’abitazione inagibile. Tante le famiglie trasferite fuori regione. «Riteniamo non più rimandabile la modifica della norma riguardante le abitazioni equivalenti», valuta il presidente dell’associazione costruttori, Ettore Barattelli, «che ha smosso risorse per oltre 157 milioni. A nostro avviso stiamo assistendo a una fuga di residenti che provoca conseguenze demografiche ed economiche nefaste per la nostra comunità e per il nostro tessuto produttivo. Per questo», informa Barattelli, «nell’ultimo mese abbiamo interessato i vertici delle istituzioni locali e tutti i parlamentari eletti in Abruzzo, di ogni schieramento, per sollecitarli a intervenire in favore di una modifica della norma in sede di conversione del Decreto 189/2016 (il dispositivo legislativo che prevede interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto), ma l’azione di pressing non ha dato, al momento, esito positivo». La prossima occasione legislativa utile è la discussione del decreto Milleproroghe che approderà in Parlamento nelle prossime settimane. Quella dovrà essere l’occasione per la presentazione di un emendamento, ma serve la collaborazione di tutti i parlamentari, a partire da quelli aquilani. Secondo Francesco Laurini, delegato di Ance L’Aquila sul tema delle politiche immobiliari, l’esodo e le conseguenze sociali ed economiche vanno considerate anche alla luce di alcuni numeri non ufficiali, ma che si desumono da parametri basati sui consumi, i rifiuti, la popolazione scolastica, eccetera. «È verosimile che la cifra di chi ha abbandonato la città si attesti sulle 5mila persone», afferma Laurini, «il saldo, al ribasso, potrebbe apparire meno grave, attestandosi sulle 2mila persone in meno, solo grazie alla compensazione di 3mila nuovi residenti da cercarsi tra gli occupati dei settori della ricostruzione, indotto compreso». Una situazione su cui fare attenzione, perché – come fanno notare i vertici dell'Ance anche alla luce dell'inchiesta del Centro sulle abitazioni equivalenti – tanti professionisti dal reddito alto hanno già lasciato la città. «È inutile», conclude Laurini, «riedificare una città gioiello dal punto di vista sismico e architettonico se le norme favoriscono la sua desertificazione».
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