Case famiglia che ospitano minori Un vero salasso per i Comuni

Nella sola provincia dell’Aquila sono stati spesi in un anno due milioni 187mila euro Le strutture accolgono i bambini e i ragazzi che vivono situazioni di disagio e difficoltà
AVEZZANO. Sono gestite da religiose o da laiche. Hanno all’interno personale specializzato e aree gioco e costano ai Comuni della provincia dell’Aquila oltre due milioni di euro l’anno ai quali vanno aggiunti gli oltre 470mila euro finanziati dalla Comunità montana Montagna marsicana per il fondo minori. Si tratta delle case famiglia e delle comunità terapeutiche dove ogni anno decine di minori vengono ospitati. Capita a volte che il nido domestico non rappresenti più il luogo ideale dove far crescere dei bambini. Per questo, dopo le segnalazioni della scuola, dei parenti o dei vicini, gli assistenti sociali iniziano a seguire i più piccoli fino a trasferirli temporaneamente in queste strutture. L’iter è lungo e ora più complicato anche a causa dei tagli effettuati nel settore del sociale dal governo e quindi di conseguenza dagli enti territoriali. Non c’è un tempo stabilito di soggiorno, il bambino e la famiglia devono intraprendere un percorso fino a un bivio: il ritorno a casa o in alcuni casi l’adozione.
«La segnalazione può essere di vario tipo», ha spiegato Davide Todisco, assistente sociale, «una constatazione del servizio sociale, una richiesta di aiuto dalla famiglia, del vicinato, dei servizi specifici o un fattore scatenante. A trasferire poi il minore in una casa famiglia è un decreto del tribunale. Questo è sempre successivo a una valutazione dei servizi territoriali attenti a capire se ci siano le sufficienti risorse per il bambino, se risulta esposto a una situazione di pericolo per inadeguatezze familiari e se può esserci la necessità di collocamento in una struttura».
«In questo caso», aggiunge, «non si può parlare di tempi definiti. Si deve capire se c’è un familiare entro il quarto grado disponibile alla cura del minore, oppure se ci sono altre soluzioni a quelle che sono problematiche familiari. Ci sono poi alcune situazioni che portano all’adottabilità. Ma in questi casi i tempi sono più lunghi».
A sostenere le spese del soggiorno del minore nella casa famiglia – che non sempre si trova nella Regione in cui risiede il minore – è il Comune di residenza che viene contattato direttamente dal Tribunale per i minorennni attraverso il decreto di allontanamento dalla famiglia.
Le strutture sono diverse e i prezzi variano in base all’offerta di ciascuna. Nella provincia dell’Aquila nel 2016 sono stati spesi dai Comuni 2milioni 187mila euro. Il Comune dell’Aquila e quello di Avezzano sono quelli che hanno impegnato più risorse per sostenere i costi della casa famiglia. Tra i Comuni più piccoli, invece, spiccano i numeri di Capistrello e Tagliacozzo.
Cifre esorbitanti che gli enti non riescono a sostenere, ma che gli vengono direttamente addebitate costringendo gli amministratori a tagliare capitoli di bilancio relativi ad altri settori per sostenerle.
«Il costo oscilla a seconda della gestione e dei range di mercato», ha continuato l’assistente sociale, «in base poi al personale in carico e alle scelte il prezzo varia. Si può spendere dai 60 ai 70 euro fino a un massimo di 90 per le case famiglia o comunità di tipo educativo. Un’altra tipologia sono invece le comunità terapeutiche con un iter diverso e il coinvolgimento del sistema sanitario».
Il 70 per cento dei tagli nel servizio sociale territoriale e le problematiche sempre diverse che le famiglie sono costrette ad affrontare hanno generato ulteriori difficoltà nel gestire il settore e soprattutto un allungamento dei tempi che spesso va in conflitto con i diritti dei minori.
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