Case via Amiternum: scendono in piazza gli inquilini Ater

18 Giugno 2016

Manifestazione promossa dagli assegnatari per protestare contro i ritardi nella ricostruzione degli alloggi popolari

L’AQUILA. Muri crollati e degrado, edifici abbattuti prima dal terremoto e poi dall’inutile attesa di interventi di ripristino, rifiuti che si sono accumulati negli spazi condominiali. C’era una volta il complesso di case Ater di via Amiternum, dove abitavano tante famiglie aquilane che la diaspora post-sisma ha riallocato nei vari villaggi “temporanei”, e che a sette anni dal terremoto vorrebbero tornare a casa. Anche perché, qualcuno, l’alloggio l’aveva anche riscattato. A segnalare la situazione di stallo nella quale versa il complesso immobiliare sono proprio gli inquilini, che il 21 giugno si riuniranno per discutere i dettagli di una manifestazione di protesta che intendono mettere in atto al più presto. Lo scopo è quello di alzare la voce su un problema che riguarda decine e decine di famiglie, che attualmente non riescono più a sostenere i costi legati alla permanenza nel Progetto Case, che di bolletta in bolletta, di conguaglio in conguaglio, diventano ogni anno più impegnativi.

La riunione si terrà alle 15 in prossimità del numero civico 21 di via Amiternum. L’hanno indetta i “proprietari”, cioè coloro che avevano riscattato le case prima del terremoto. «Sono veramente esausta», dice A.P., una donna anziana con una serie di patologie per le quali dovrebbe condurre una vita quantomeno tranquilla. Invece no, perché la tranquillità la signora l’ha persa con le prime maxi-bollette legate ai consumi del Progetto Case. «Con la mia pensione», aggiunge, «non riesco a fare fronte a tutte queste spese. Del resto, se avessi potuto permettermi di sostenere i costi di un appartamento normale, non avrei chiesto la casa popolare all’Ater. In via Amiternum pagavo 50 euro al mese, e poi con le bollette si faceva un po’ come si poteva, nel senso che si cercava di risparmiare qualche soldo, magari evitando di tenere accesi i riscaldamenti per molte ore al giorno. Ci si regolava in base alle proprie disponibilità economiche. Ora, invece, non è possibile. Ecco perché vorrei tanto poter tornare a casa mia». Il motivo per il quale le palazzine non vengono ricostruite è legato, sembrerebbe, alla mancanza di fondi.

«All’Ater», dice invece L.G., «dicono che non hanno i soldi. Sono sette anni che ci rispondono così. È singolare il fatto che i soldi siano stati trovati per altri complessi, e non per il nostro». La riunione di martedì è stata estesa anche a tutti gli inquilini, non necessariamente proprietari, di alloggi Ater di tutti i complessi in attesa di ristrutturazione. «Vogliamo fare questa manifestazione pubblica», conclude il cittadino, «per far capire che esistiamo e che abbiamo intenzione di rivendicare il nostro diritto a tornare finalmente a casa. Sette anni in giro per Progetto Case e Map sono tanti. Ora è giunto il momento che qualcuno ci dia finalmente ascolto».

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