Caso Cosimati, l’ira Pd: «Mai inciuci con la Lega»

Nomina alla commissione comunale vigilanza, acque agitate in opposizione «Labirintite politica e scarso senso istituzionale dei 5 consiglieri in maggioranza»
AVEZZANO. Niente inciuci con la Lega di Tiziano Genovesi: il Partito democratico respinge le allusioni dei consiglieri di maggioranza e passa al contrattacco sul caso Iride Cosimati, la consigliera di Fratelli d’Italia nominata a capo della commissione vigilanza al Comune di Avezzano.
«Il coordinamento tra i gruppi dell’opposizione», replica il circolo Pd capitanato da Giovanni Ceglie, «è un elemento caratteristico della democrazia, soprattutto quando si tratta di eleggere in ruoli e commissioni di controllo esponenti delle minoranze. Le ricostruzioni da parte di qualche consigliere di maggioranza sul voto a presidente della commissione di vigilanza a Iride Cosimati sono un misto di disinformazione e scarsissimo senso delle istituzioni. Che i consiglieri Simonelli, Chiantini, Del Boccio, Presutti e Silvagni si avventurino in una ricostruzione su presunti accordi tra Lega e Pd non stupisce: sono i principali protagonisti, di indiscussa levatura regionale, di un modo di far politica che contempla il cambio di casacca come la principale forma di garanzia di poltrone e posti al sole che, evidentemente, gli determina una labirintite politica. Ma nonostante questo consigliasse senso del pudore e prudenza, hanno preferito ergersi a censori di presunti e falsi accordi di cui il Pd, ovviamente, non è affatto parte. È chiaro che un tale tentativo suona goffo di per sé ed è accolto da tutti come scarsamente credibile».
Il Pd, quindi, respinge al mittente le accuse di inciuci e trasversalismi. «Per quanto ci riguarda, è bene fare chiarezza», aggiungono, «tenendoci ben lontani delle diatribe che caratterizzano i rapporti tesi tra Fratelli d’Italia e Lega. Se i cinque consiglieri avessero conoscenza delle buone prassi politiche e istituzionali saprebbero che il coordinamento tra i gruppi di opposizione è un elemento caratteristico della democrazia».
Quindi l’affondo finale. «Andrebbe detto, piuttosto», concludono, «che non era mai accaduto prima che il presidente della commissione venisse deciso dalla maggioranza: questa è la vera rottura della prassi virtuosa che da sempre ha garantito equilibrio e correttezza ai rapporti interni al consiglio comunale. Ma come può un presidente della commissione vigilare sulla gestione di un’amministrazione se è eletto dall’amministrazione stessa? Una manovra coerente con la genesi di un’amministrazione comunale che vive sull’alleanza tra ex appartenenti a Fratelli d’Italia e dissidenti della sinistra, dando vita a un civismo incomprensibile. I 5 consiglieri facciano le rese dei conti che vogliono nella destra cittadina e provinciale, ma lascino fuori il Pd. Noi sosteniamo i nostri consiglieri in una posizione chiara: servizio alla città e opposizione netta contro i teatrini di un falso civismo di destra». (m.s.)

