Caso Di Gregorio, Cialente: «Mai parlato di Tancredi»

Il sindaco prende le distanze dal dirigente imputato per i puntellamenti: «Spero che escano i veri nomi di chi fece pressioni: politici e classe dirigente»
L’AQUILA. Il sindaco mette le mani avanti. Gli schizzi di fango che rischiano di colpirlo per le dichiarazioni di un suo dirigente spingono Massimo Cialente a narrare la storia dei puntellamenti e del post-terremoto, degli incarichi trasversali e degli affidamenti d’urgenza. Una pagina che avrebbe fatto volentieri a meno di riaprire, se non fosse tornata a spirare di nuovo la bufera sul Comune dopo le parole dell’interrogatorio di Mario Di Gregorio, imputato nel procedimento scaturito dall’inchiesta «Do ut des», il quale ha parlato di imprenditori in cerca di lavori che si facevano accompagnare da politici. Segnalazioni, raccomandazioni. Non certo una novità. E di una telefonata, forse del sindaco, forse no, che gli diceva, in soldoni, ora ci pensa Tancredi, persona «esperta e smaliziata».
Così il sindaco ha vuotato il sacco. «Smentisco di aver mai parlato di Pierluigi Tancredi con Di Gregorio che, infatti, testualmente, nella deposizione, afferma, a proposito di una telefonata ricevuta “credo del sindaco a me che diceva?” così come posso smentire che Tancredi abbia avuto incarichi nella fase di avvio dei puntellamenti». «Su pressioni ripetute dell’assessore Riga», dice il sindaco, «che mi richiamava l’enorme carico di lavoro al quale una giunta a ranghi ridottissimi non riusciva a far fronte, e riferendomi che Tancredi s’era offerto per aiutare l’amministrazione, forte anche della sua esperienza di ex presidente del consorzio beni culturali, dopo molti tentennamenti, intorno al 14 o al 15 giugno, se non il 16 (in quella confusione l’atto da me firmato nel cortile della scuola di San Francesco non fu mai protocollato) lo incaricai esclusivamente come consigliere delegato a “supporto e raccordo, nell’ambito di azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico”. Fu un mio grave errore politico che giustifico solo con lo stato di confusione che regnava in quei giorni e soprattutto di affanno per tutto ciò che non si riusciva a seguire e che pagai duramente, per i pesantissimi attacchi da parte di tutti i partiti e degli esponenti della mia maggioranza, nonché da parte di quasi 900 cittadini che mi inondarono, per un’intera notte che passai insonne, di proteste e anche di insulti. Il giorno successivo, sabato 20 giugno 2009, il consigliere Tancredi si dimetteva dall’incarico».
«Per quanto riguarda la vicenda dei puntellamenti», ricorda il sindaco, «abbiamo sempre avuto ben presente che si trattava di un percorso irto di pericoli e foriero, comunque, di pesanti polemiche e sospetti. Ce ne siamo fatti carico solo per senso di responsabilità nei confronti della città e del suo patrimonio edilizio; uno dei tanti momenti incredibili e difficili della terribile vicenda della gestione del post-sisma che non sembra mai finire. Non seguii in prima persona per mancanza materiale di tempo, in quei giorni, la discussione che sapevo essere seguita dal vicecommissario e prefetto Franco Gabrielli, dai vicecommissari Bernardo De Bernardinis e Luciano Marchetti, dal commissario alla messa in sicurezza, verifica agibilità e demolizioni edifici pubblici e privati Sergio Basti, dai presidenti di Ance, Apindustria e poi Confartigianato e Confesercenti e, per il Comune, dall’ingegnere Di Gregorio. Il tavolo firmò tre verbali d’intesa, in data 16, 19 e 6 agosto 2009. Il Comune è presente in quella del 16 giugno con l’ingegnere Di Gregorio e il consigliere Tancredi appena delegato; dal solo Di Gregorio il 19 giugno; da me e Di Gregorio il 6 agosto».
Il sindaco, poi, ricorda i contenuti del verbale d’intesa, dalla presenza di un elenco di ditte «di seria competenza a cui demandare, in via prioritaria, la realizzazione delle opere provvisionali nel centro storico» al «prezziario del provveditorato Opere pubbliche ridotto del 10%» alle norme che prevedevano «che le ditte sarebbero state individuate attingendo agli elenchi predisposti dalle associazioni dei costruttori; che si sarebbe operato per isolati al fine di evitare sovrapposizioni e interferenze tra ditte diverse sulle strade interessate dai cantieri; che l’affidamento dei lavori, vista l’estrema urgenza, sarebbe avvenuto per chiamata diretta».
«Questo punto, al quale si era purtroppo costretti, vista l’estrema urgenza di intervenire, sin dall’inizio preoccupò gravemente sia me che la giunta e lo stesso Di Gregorio. Era complicato fare a chiamata diretta, peraltro per eseguire opere prive di un preciso computo metrico. Alla fine, il centro storico fu ripartito in 160 isolati che videro lavorare oltre 80 imprese». Cialente, poi, ricorda le date dei primi puntellamenti: «14 maggio ( prima della firma dell’intesa ) a Coppito, per estrema urgenza per rischio crolli in via Duca degli Abruzzi, incarico al Consorzio Tottea; tutti gli altri incarichi di puntellamento partono dal 22/6/2009 quando il consigliere Tancredi non aveva più alcun ruolo e si susseguono i primi quattro incarichi nel mese di giugno ( 24, 25 e 26) e poi, in modo sempre più “travolgente”, a partire da luglio. Dunque, sin dal primo incarico di puntellamenti, il consigliere non aveva più nessuna delega, era un semplice consigliere di opposizione. Riga, inoltre, non aveva la delega alla messa in sicurezza e ricostruzione privata. Ribadisco quindi di smentire qualsiasi mia telefonata, anche perché la vicenda della delega conferita a Tancredi suscitò un tale attacco politico, un tale scalpore, che capii che avrei dovuto immediatamente troncarla. Spero, che per una ricostruzione “storica” precisa, si possano conoscere tutti i nomi di coloro che hanno fatto indebite pressioni a Di Gregorio, soprattutto tra politici e altri della cosiddetta classe dirigente, sia nella vicenda puntellamenti, sia nella vicenda caotica dell’affidamento dei precontratti per la ricostruzione privata 2009/2010».©RIPRODUZIONE RISERVATA

