Caso sospetto, call center chiude la sede

15 Marzo 2020

Comdata tiene a casa 500 dipendenti per la sanificazione del sito. L’azienda: aspettiamo indicazioni dalle autorità sanitarie

L’AQUILA. Chiuso per una giornata il call center Comdata, dove 500 persone lavorano alla commessa nazionale dell’Inps. La decisione in seguito alla segnalazione delle autorità sanitarie per un sospetto caso di contagio da coronavirus tra i dipendenti. In attesa che arrivino notizie ufficiali sulle condizioni di salute dell’uomo, l’azienda ha deciso a scopo precauzionale di chiudere la sede e procedere alla sanificazione degli ambienti. A lanciare l’allarme sui rischi che correvano gli operatori dei call center cittadini, a causa dell’assembramento quotidiano, erano stati, nei giorni scorsi, sindacati e politici: all’Aquila, oltre ai 500 lavoratori di Comdata, ex Consorzio Lavorabile, ci sono i 210 di Distribuzione Italia e i 116 di Tecnocall (entrambi ex Ecare) e i 157 di Customer 2 Care, ai quali proprio nei giorni scorsi sono arrivate le lettere di licenziamento.
COMDATA. Il contact center ospitato all’interno del Tecnopolo d’Abruzzo dallo scorso 2 dicembre gestisce la commessa dell’Inps: nella giornata di ieri, con una nota interna, ha comunicato ai propri dipendenti di aver sospeso l’attività per l’intera giornata in via precauzionale, dopo aver ricevuto una segnalazione da parte delle autorità sanitarie. “Al momento”, si legge nell’avviso inviato dall’azienda, “si tratta unicamente di un caso non accertato di Covid 19, il collega è in buone condizioni generali ed è stato posto in via precauzionale in isolamento domiciliare. In via prudenziale abbiamo deciso di chiudere la sede e procederemo all’igienizzazione e sanificazione del sito già programmata nei giorni scorsi. Nelle prossime ore contiamo di avere ulteriori indicazioni dalle autorità competenti”, ha concluso l’azienda, “alle quali ci atterremo scrupolosamente”. La notizia ha creato grande preoccupazione tra i lavoratori, che chiedono di conoscere l’identità del collega, ed è rimbalzata in città, destando allarme per le possibili conseguenze. Nelle prossime ore si dovrebbe conoscere l’esito del tampone a cui è stato sottoposto l’uomo, che è comunque in buone condizioni di salute. Intanto, nelle aree comuni del Tecnopolo d’Abruzzo, nel sito dell’ex polo elettronico aquilano, sono state attivate in maniera scrupolosa tutte le direttive del governo, mentre spetta alle singole aziende provvedere agli spazi privati.
SINDACATI LOCALI. «È un’emergenza anche la nostra, è quasi impossibile rispettare il metro di distanza nelle nostre postazioni». Il grido d’allarme dei dipendenti dei call center aquilani era stato subito raccolto dai sindacati: Uilcom-Uil, Slc-Cgil e Fistel-Cisl avevano scritto al prefetto, all’Asl, alla Protezione civile, alla Regione e al Comune, chiedendo con la massima urgenza «consulenza e disposizioni comportamentali». La risposta della Asl di attenersi alle indicazioni del decreto governativo, era stata ritenuta insufficiente, “in quanto servono misure ad hoc per questo settore dove, com’è noto, gli operatori lavorano a stretto contatto”. Sul call center Comdata era intervenuta, in particolare, la Cisal Comunicazione, evidenziando le misure da attivare.
ASSOCONTACT. «Chiediamo di equiparare il lavoro dei contact center ai servizi di pubblica utilità, così da poter continuare a fare il nostro mestiere conciliandolo con la massima sicurezza per i nostri lavoratori e per le loro famiglie». La richiesta, rivolta al governo, è firmata dal presidente di Assocontact Lelio Borgherese, che sollecita «protocolli di sicurezza necessari a tutelare la salute dei lavoratori, dalla dotazione di mascherine alla distanza di sicurezza». Secondo Borgherese, «non vanno assunte decisioni unilaterali di chiusura, perché chiudere vuol dire interrompere dei servizi essenziali. Vogliamo invece lavorare a stretto contatto con le istituzioni, per andare avanti garantendo il rispetto di tutte le indicazioni e per assicurare la maggiore sicurezza possibile ai nostri lavoratori. Proprio per conciliare il diritto ai servizi essenziali dei cittadini con la tutela della salute dei lavoratori, abbiamo approntato a tempo di record soluzioni di smart working che per il nostro settore sono una rivoluzione copernicana».
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