Cassa integrazione alla Marelli Ma è scontro sui manutentori

13 Giugno 2024

I sindacati contestano l’organizzazione del lavoro in 18 turni per questi operai che restano al lavoro E c’è attesa per l’incontro con l’azienda a Roma sul piano industriale: in ballo il numero degli esuberi

SULMONA. Gli addetti alla manutenzione dello stabilimento Magneti Marelli di Sulmona, seppur in cassa integrazione, continuano a lavorare. Ma la Cassa e i diciotto turni non possono coesistere. Lo hanno messo nero su bianco le rsu Fim, Fiom, Uilm e Uglm, che chiedono all’azienda di rivedere l’organizzazione del lavoro. Il via libera al prolungamento della cassa integrazione, per i 462 dipendenti della fabbrica peligna, di cui 40 impiegati, era arrivato lo scorso 11 giugno nel corso dell’incontro tra i vertici dello stabilimento e le organizzazioni sindacali. Dopo il primo ciclo di cassa integrazione ordinaria, che è stato avviato lunedì scorso, il fermo andrà avanti almeno fino al prossimo 7 luglio, a causa del rallentamento dell’ex Sevel di Atessa, a cui la Marelli è collegata per l’80 per cento della produzione. In questo periodo i diciotto turni scendono a quindici, come stabilito nell’accordo tra le parti, in modo tale da concentrare i riposi nei fine settimana. Diversa la situazione per gli operai manutentori, chiamati dall’azienda a rispondere alle esigenze di produzione.
«È necessario strutturare le turnazioni di produzione e manutenzione», spiegano i sindacati facendo notare che, anche in cassa integrazione, sono «comandati al lavoro i manutentori necessari per lo svolgimento delle attività pianificate, da una turnazione a 20 turni a una a 18». Tutto ciò va rivisto secondo le organizzazioni sindacali che, il prossimo 21 giugno, terranno le assemblee con i lavoratori sul futuro della fabbrica peligna. La scelta della data è dovuta all’atteso incontro con Confindustria, a Roma, dove la Marelli illustrerà il piano industriale. Dal vertice capitolino i sindacati sperano di poter capire quanti saranno gli esuberi per il 2024 e come saranno smaltiti.
Resta da sciogliere il nodo delle nuove commesse e della produzione del Ducato che, stando alle previsioni, si fermerà nel 2028. Una data che non lascia tranquilli operai e organizzazioni sindacali.
La speranza legata alla piattaforma large, annunciata nello scorso autunno e che doveva servire proprio per rispondere alle nuove esigenze produttive legate all’elettrico, è sfumata: Magneti Marelli non l’ha proprio acquistata, lasciando fuori dagli investimenti, di conseguenza, lo stabilimento di Sulmona. «La fabbrica è in difficoltà», afferma Elvira De Sanctis della Fiom, «è uno stabilimento che ha bisogno di importanti manutenzioni, altrimenti non riesce a rispondere alle esigenze dei clienti e queste criticità si stanno concentrando in questa fase». Negli ultimi tre mesi diciotto operai hanno lasciato la fabbrica, alcuni dei quali approfittando degli incentivi, visto il futuro tutt’altro che roseo. La Regione aveva intenzione di riaprire il tavolo istituzionale. Ma, dopo il rinvio del primo vertice, la nuova convocazione non è ancora arrivata.
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