Castel di Ieri, manifesti contro vescovo e parroco

I fedeli hanno disertato la messa e sono andati in chiese di centri limitrofi Affissi cartelli critici sul divieto di celebrare la festa patronale a Pasqua
CASTEL DI IERI. Non si placa la protesta dei residenti di Castel di Ieri contro i dettami della Curia e del vescovo Angelo Spina. Domenica i fedeli del centro montano, per la seconda volta, non si sono recati alla messa nel loro paese, ma hanno seguito la funzione religiosa in altre chiese dei centri limitrofi. Una scelta nata per far sentire la loro contrarietà al parroco don Vincenzo Cianfaglione e al vescovo, in merito alla sospensione delle feste legate alla Madonna di Pietrabona e all’ottava di San Donato, patrono del centro montano. Feste legate alla devozione locale che cadono nella settimana di Pasqua, la stessa che, come ha ribadito il vescovo, dev’essere dedicata solamente all’adorazione del mistero del Cristo morto e risorto. Da qui la scelta dei residenti di non frequentare la messa domenicale nel proprio paese e una serie di cartelli affissi davanti alla chiesa. In particolare, proprio un manifesto è stato esposto durante il passaggio del vescovo che domenica si recava nel vicino centro di Secinaro per alcune funzioni religiose. «Il pastore non deve mai abbandonare il proprio gregge», si legge nel nuovo manifesto che si richiama alle parole di Papa Francesco. E ancora: «Per 264 anni Cristo e San Donato hanno festeggiato insieme e non hanno mai “litigato”», si legge in un altro. «Solo di recente», afferma Rossano Di Cesare, residente di Castel di Ieri, «abbiamo realizzato, con il contributo volontario di tutto il paese, una bella edicola votiva in onore della Madonna di Pietrabona. Un segno della devozione del paese per il quale chiediamo attenzione alla Curia». I residenti hanno affiancato alla nuova edicola anche un giardino che continua a essere oggetto delle loro cure. Nel contestato vademecum della Curia ci sono anche altre disposizioni come il divieto di fare feste patronali locali, che devono dare la precedenza a quelle del calendario liturgico, la consegna degli eventuali avanzi di gestione dei Comitati feste alla parrocchia e l’eliminazione di quegli aspetti delle tradizioni religiose troppo in odore di paganesimo. Disposizioni che hanno creato malumori anche nel vicino centro di Castelvecchio Subequo, dove sono saltate le feste di Sant’Agata del 4 febbraio, con la mancanza del parroco alla benedizione dei pani. Poi è stata la volta di Santa Barbara e infine del Corpus Domini senza processione. In allarme altri paesi della Valle Subequana e Valle Peligna, dove sono molte le tradizioni locali che cadono durante il tempo liturgico della Pasqua.(f.c.)
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