Cava di Montereale: il Tar boccia gli atti per il risanamento

8 Dicembre 2021

Sentenza favorevole al Forum ambientalista che fece ricorso Ora torna a rischio la prosecuzione della gestione del sito

MONTEREALE. Per la cava di Montereale è tutto da rifare. Il Tar (presidente Umberto Realfonzo), referendari Maria Colagrande e Giovanni Giardino) ha accolto il ricorso presentato dall’associazione Forum ambientalista contro Inerti Mozano, Regione Abruzzo, ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza beni architettonici, Ente parco Gran Sasso – non costituiti in giudizio – ministero della transizione ecologica e Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio. La sentenza annulla tutti gli atti in forza dei quali era stato dato il via libera, dal consiglio comunale di Montereale, alla proposta economica per il risanamento con gestione della cava nella frazione di San Giovanni Paganica, formulata dalla società Inerti Mozano srl. All’unanimità, l’assemblea decise di approvare il ripristino ambientale evidenziandone «le positive ricadute occupazionali sul territorio». La questione della cava è annosa ed è storicamente caratterizzata da battaglie giudiziarie, non tutte ancora concluse.
LA SENTENZA
Il Tar ha annullato, dunque, i seguenti atti: il parere favorevole del “Parco nazionale Gran Sasso-Laga”; il giudizio favorevole del Comitato di coordinamento per la valutazione di impatto ambientale della Regione del 28/6/2016; la deliberazione del consiglio comunale di Montereale del 31 dicembre 2020, avente ad oggetto “Cava Mozano-approvazione proposta tecnico/ecomomica per il risanamento con gestione della cava nel Comune di Montereale formulata dalla Inerti Mozano srl; l’autorizzazione numero 01/Cave del 9 febbraio 2021, del Comune di Montereale. Lo stesso Comune è stato condannato in solido con la Regione e la srl “Inerti Mozano” al pagamento in favore della ricorrente delle spese di giudizio (4.500 euro oltre accessori di legge). Secondo i giudici amministrativi «all’interno del Parco la cava – ancorché dismessa o abbandonata – non doveva più esserci perché la ditta avrebbe dovuto da tempo provvedere al risanamento dei luoghi, obbligo non adempiuto e che non può costituire oggetto principale di una nuova concessione mineraria». Nessun commento dal Comune. Possibile un ricorso al Consiglio di Stato.
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