Celano, oggi al Musè gli archeologi raccontano “Feralia”

Per la ricorrenza dei morti nel calendario dei Romani la Soprintendenza mostra gli oggetti offerti ai defunti
CELANO. Un appuntamento da non perdere quello in programma oggi, a partire dalle 15.30, al Musè Paludi di Celano. Si parlerà di una festività, quella dei defunti, molto sentita presso i Romani, come lo è anche per noi. Mentre, però, nel nostro calendario essa cade il 2 novembre, in quello romano cadeva il 21 febbraio. Giorno in cui si concludevano i Parentalia, un periodo di 9 giorni (13-21 febbraio) in onore degli antenati defunti. La ricorrenza dei morti prendeva il nome di “Feralia”, perché legata all’usanza di portare (fero= porto) offerte alle tombe dei defunti. Esse consistevano nella consegna, in un vaso di argilla, di ghirlande di fiori, spighe di grano, un pizzico di sale, pane imbevuto nel vino e viole disciolte. «Parva petunt Manes», scrive Ovidio nei Fasti. I Mani, cioè le anime dei defunti, chiedono poco. Era un giorno di lutto pubblico. Pertanto erano vietati i matrimoni, i magistrati si toglievano le insegne e i templi rimanevano chiusi. Gli scavi nella Marsica hanno portato alla luce numerose necropoli romane, tra cui quella di Aielli e dei suoi letti funerari e quella di Celano, che con le sue oltre 300 tombe, è sicuramente la più vasta d’Abruzzo. Una necropoli quest’ultima scoperta durante gli scavi preventivi per la costruzione dell’impianto fotovoltaico. Sebbene il ritrovamento abbia comportato un’interruzione del lavori, il Comune si è messo a totale disposizione della Soprintendenza. Disponibilità oggi ripagata dal massiccio afflusso di visitatori. Nell’incontro al Musè Paludi, gli archeologi Hermann Borghesi e Francesco Terracciano mostreranno al pubblico, in alcuni casi per la prima volta, le offerte, insieme agli oggetti che le accompagnavano, che i romani facevano ai defunti. «I reperti, giunti a noi dopo secoli», commenta Emanuela Ceccaroni, funzionaria della Soprintendenza e promotrice di Archeologia a chilometro zero, «ci raccontano storie di uomini e donne e ci consentono di stabilire le dinamiche di insediamento nella Marsica in epoca romana». La partecipazione numerosa agli incontri programmati dalla Soprintendenza dimostra una crescente presa di coscienza dell’importanza del nostro patrimonio archeologico anche per l’economia.
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