Centi Colella, coro di no al centro commerciale

Donatelli (presidente Confcommercio) invita il consiglio comunale a ripensarci Sinistra Italiana solleva interrogativi: «La zona è già adeguatamente servita»
L’AQUILA. Sul centro commerciale a Centi Colella, Confcommercio e Sinistra italiana si schierano contro. Giovedì il caso in consiglio.
CONFCOMMERCIO. «Abbiamo appreso», scrive il presidente di Confcommercio Roberto Donatelli, «la notizia della prossima approvazione, da parte del consiglio comunale, dell’istanza per un nuovo parco commerciale a Centi Colella. L’apertura di un nuovo centro commerciale, seppur di medie dimensioni, è molto preoccupante, dal momento che esso verrà a creare, con il naturale accorpamento di varie licenze, un polo di attrazione commerciale che, aggiunto a quelli già esistenti nell’area comunale, rappresenterà un colpo durissimo per il commercio cittadino che, già in grave difficoltà perché fortemente provato dagli eventi sismici degli scorsi anni e dall’emergenza epidemiologica in corso, riceverebbe il colpo di grazia definitivo. Il nostro territorio non avverte la necessità di un nuovo parco commerciale», secondo Donatelli, «che andrebbe a penalizzare ulteriormente il commercio di prossimità, l’artigianato e le produzioni di qualità, oltre, ovviamente a contribuire allo svuotamento del centro storico del capoluogo e delle frazioni per i quali, in primis da parte dell’autorità municipale, si sta lavorando intensamente per la rivitalizzazione dal punto di vista socio-economico. Esigiamo garanzie certe per il prosieguo delle nostre attività e, auspicando che anche la cittadinanza sia dalla nostra parte, chiediamo all’amministrazione un’approfondita riflessione sull’impatto di taluni interventi su una parte importante e insostituibile del tessuto economico locale, costituita dalle botteghe e dai negozi di vicinato».
SINISTRA ITALIANA. «Ci siamo chiesti e ci chiediamo», scrivono Pierluigi Iannarelli ed Enrico Perilli, «se sia utile e necessario approvare in quel luogo una trasformazione in commerciale, Questo dovrà domandarsi il consiglio, cui è riservata la discrezionalità assoluta in materia di variazioni ex articolo 31, in particolare quando si tratti di trasformazioni in commerciale. Più semplicemente, il consiglio deve riconoscerne l’interesse pubblico. Esiste, e il consiglio ha valutato effettivamente l’interesse pubblico? È opportuno insediare un nuovo, grande edificio commerciale in una zona già adeguatamente servita? È opportuno localizzarlo in un ambito urbano la cui evidente vocazione, oggi, è quella dei servizi di qualità, dello sport e del verde attrezzato, di basso impatto insediativo? Perché una variazione sempre e solo verso il commerciale, considerando che le destinazioni d’uso conseguibili possono essere anche ricreative, sportive, culturali? È fondamentale chiederselo in un momento così delicato per il rilancio del commercio di prossimità e di qualità in centro storico».(cr.aq)

