Cento anni fa Arischia acquistò Chiarino

Con la soppressione del Comune la proprietà passò all’Aquila per poi tornare nelle mani dei residenti
L’AQUILA. Cento anni fa (il 16 dicembre 1922) il Comune di Arischia (che sarà soppresso nel 1927 per essere inglobato con quello dell’Aquila) acquistò dai marchesi Cappelli la montagna e il bosco di Chiarino, di circa 1.800 ettari. Fu una svolta per Arischia e alla notizia dell’acquisto, ricorda lo storico Abramo Colageo, si levarono grida festose: «Siamo finalmente ricchi». Il bosco e la montagna costarono 55.000 lire e all’acquisto, continua Colageo «contribuirono le 600 famiglie arischiesi che versarono una somma proporzionata al numero degli animali posseduti e al reddito. La montagna e il bosco vennero gestiti dal Comune dal 1923 al 1927. In seguito alla soppressione del Comune, Arischia diventò frazione dell’Aquila e di conseguenza perse anche l’amministrazione di Chiarino. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale nella popolazione arischiese rinacque il desiderio dell’autonomia comunale. Il 2 dicembre 1945, con una sottoscrizione di tutti i capifamiglia si denunciava la vendita illegale da parte dell’Aquila del convento di San Nicola, circondato da terreni e da un bosco di querce secolari, che apparteneva dal 1200 ad Arischia. Il convento fu venduto ai frati minori. Si rivendicava soprattutto l’acquisto del bosco di Chiarino. Nella sottoscrizione gli arischiesi chiedevano il ritorno all’autonomia municipale per dimostrare di saper amministrare con competenza il proprio paese. Il risultato della sottoscrizione non ebbe effetto positivo per la ricostituzione del Comune di Arischia, ma il prefetto dell’Aquila, con decreto del 5 febbraio1946, impose all’Aquila di riconoscere la nascita dell’amministrazione separata dei naturali di Arischia. Bisogna ricordare che L’Aquila, dal 1927 al 1945, aveva assunto anche l’Amministrazione della montagna e del bosco di Chiarino. È importante precisare che le Commissioni (per la gestione dell’Uso civico) del 1946, 1950 e 1953 furono nominate dal prefetto e che dal 22 marzo 1955 al 19 gennaio 1958 il bosco fu amministrato dal commissario prefettizio Angelo Gualtieri. In seguito la legge 278 del 1957 regolarizzò le norme delle elezioni della Commissione amministrativa. La Cassazione, con sentenza del 1952, stabilì come principio di base che quando, in seguito ad annessione, un Comune viene unito a un altro, i possedimenti di uso civico del Comune soppresso non diventano beni del Comune che assorbe, in questo caso L’Aquila. Per questo oggi Arischia può amministrare i suoi possedimenti. Una volta eletta la Commissione dalla popolazione residente, questa deve assicurare alla collettività il diritto di fare legna, di pascolo, di conservare l’habitat naturale e di gestire i beni collettivi che appartengono ai dimoranti in Arischia. La Commissione, il cui mandato dura quattro anni, viene eletta dagli abitanti di Arischia», conclude Abramo Colageo. (g.p.)
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