Cento migranti a Carapelle? Salvini insorge: è una follia

9 Maggio 2020

La Lega contro l’ipotesi di ospitare gli stranieri in edifici di proprietà della Chiesa Don Marco Pagniello (Caritas): «Nulla di vero, i politici farebbero bene a informarsi»

L’AQUILA. Una lettera “intercettata” in Regione ipotizza il trasferimento di 100 persone a Carapelle Calvisio (82 abitanti secondo il sito ufficiale), nella casa per i campi estivi dell’arcidiocesi di Pescara. La lettera finisce nelle mani del sindaco Domenico Di Cesare, storico esponente di centrodestra, e dal cuore dell’Abruzzo aquilano finisce sul tavolo del leader leghista Matteo Salvini che trova il tempo di rilasciare una dichiarazione sul tema: «Il governo non manda aiuti e risposte ai cittadini, ma in compenso è pronto a spedire un centinaio di immigrati in un paese di circa 80 anime come Carapelle Calvisio. È una follia! Conte, Pd, 5Stelle sono veloci a mandare a casa i boss e a spalancare i porti ai clandestini», conclude.
IL DIVIETO LEGHISTA. Messa sì, migranti no. Il divieto alla Chiesa pescarese di utilizzare i propri locali – frutto di lascito – per l’accoglienza è sposato appieno dal coordinatore regionale Luigi D’Eramo. «Uno dei più piccoli e tranquilli comuni d’Italia», sostiene il parlamentare leghista, «sta per essere letteralmente invaso da migranti, peraltro in piena emergenza Covid. È una circostanza intollerabile che la Lega combatterà con tutte le sue forze, in ogni sede. A quanto ci risulta, a Carapelle stanno per essere ospitati, in una struttura messa a disposizione dalla Caritas dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne onlus oltre 100 migranti per il periodo di sorveglianza sanitaria, la quarantena. Il caso ha risvolti di carattere nazionale per una serie di ragioni: si tratterebbe, infatti, del primo esperimento italiano di eliminazione identitaria. In paese oggi vivono appena 84 abitanti, con un’età media di circa 60 anni, categorie per definizione deboli; il piccolo Comune oggi ha i fondi sufficienti appena per garantire i servizi essenziali, mentre non ha risorse per garantire i servizi di sicurezza urbana, visto che ha in organico appena un dipendente e un ragioniere che appartiene a un altro Comune. Paradossalmente non ha a disposizione nemmeno un’unità di Polizia municipale, in questo contesto sta per avvenire un aumento di popolazione di oltre il 110%, un caso unico a livello italiano che determinerebbe una situazione insostenibile. Si cancellerebbe in un colpo solo l’identità di una comunità, si stravolgerebbe una quotidianità secolare, si minerebbero tranquillità e sicurezza, con possibili, quasi certe, gravi ripercussioni». Per D’Eramo sussistono rischi legati alla pandemia. «Si sperimenta, in modo assurdo, in una popolazione vergine, la possibilità di un contagio. Oggi il paese è esente da casi. Il primo ospedale disponibile è all’Aquila, a 30 km. Siamo pronti a farne un caso nazionale. Non faremo distruggere uno dei borghi più belli e preziosi d’Italia».
È UN POLITICO? S’INFORMI. A don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara, non risulta che la struttura sarà destinata ai migranti, «a meno che non venga requisita». E non risponde alle polemiche della Lega, anzi invita i politici a «verificare, prima di rilasciare determinate dichiarazioni». Don Marco spiega che «nei primi giorni dell’emergenza la Regione ha chiesto la disponibilità di spazi da mettere a disposizione proprio per l’emergenza Covid, e noi abbiamo segnalato quelle di cui abbiamo disponibilità, tra cui quella di Carapelle, una casa per i campi estivi dei ragazzi, che non arriva a 100 posti letto. Ma di lì a dire che la dobbiamo aprire ai migranti ce ne passa», fa notare don Marco. «Noi non possiamo usare la struttura per l’accoglienza ordinaria dei migranti, per i quali decide la prefettura, per di più quella dell’Aquila e non quella di Pescara con cui lavoriamo». Se poi dovesse arrivare l’indicazione delle istituzioni di aprire l’edificio ai migranti, la Caritas non si tirerebbe certo indietro, ma solo «se la comunità locale, il sindaco, la prefettura e la Caritas dell’Aquila sono d’accordo. Noi siamo per l’accoglienza, ma ci dev’essere la condivisione della comunità».
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