Centrale Snam, dal Tar arriva l’ennesimo rinvio

Il ricorso degli ambientalisti verrà esaminato all’udienza fissata per il 25 gennaio I comitati: «Un’opera dai costi enormi di cui il Paese non ha alcuna necessità»
SULMONA. È stata rinviata al 25 gennaio prossimo l'udienza del Tar Lazio sulla centrale Snam. Il Tribunale amministrativo del Lazio aveva fissato l’udienza sul ricorso presentato contro la concessione dell’Aia per l’attivazione della centrale per il 18 maggio scorso. L’Avvocatura dello Stato, però, ne aveva chiesto il rinvio perché, a causa di un attacco informatico che si protraeva dai primi di aprile, il ministero della Transizione ecologica non era in grado di fornire la necessaria documentazione al riguardo. Alla fine il Tar prima ha fissato l’udienza al primo giugno e poi l’ha fatta slittare direttamente al prossimo anno.
«La vertenza ha per oggetto la concessione dell’Aia (in sostanza l’autorizzazione a inquinare) per la centrale di compressione che la Snam intende costruire a Case Pente», hanno spiegato i membri dei comitati cittadini. «Dopo che l’allora sindaca di Sulmona, Annamaria Casini, si era rifiutata di fare ricorso al Tar perché, a suo dire, sarebbe stato inutile e dispendioso, il ricorso è stato presentato dall’associazione Forum ambientalista su mandato dei comitati cittadini per l’ambiente e del coordinamento no hub del gas rappresentati dall’avvocato Herbert Simone. Considerato che la vertenza sull’Aia non si risolverà che tra sette mesi, salvo ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, e che l’entrata in funzione del metanodotto linea Adriatica è prevista dalla Snam addirittura nel 2034, è più che lecito domandarsi che senso ha continuare a considerare strategica un’opera della quale il nostro Paese non ha alcuna necessità e che risulta inclusa tra le infrastrutture comunitarie solo per poter usufruire dei finanziamenti dell’Europa».
I rappresentanti dei comitati, che da anni lottano contro la realizzazione della centrale, hanno ricordato che l’Italia ha una rete metanifera interna sovradimensionata e che le infrastrutture esistenti non vengono pienamente utilizzate. «La situazione non cambia anche se, in seguito alla guerra in Ucraina, l’Italia dovesse sostituire totalmente con altre fonti di approvvigionamento il gas importato dalla Russia», hanno continuato, «infatti sono già stati conclusi accordi con vari Paesi (Algeria, Azerbaigian, Qatar, Congo, Angola e Mozambico) per forniture aggiuntive. È pertanto irrazionale, e palesemente antieconomico, insistere nella realizzazione di opere del tutto inutili quali la centrale e il metanodotto Linea Adriatica della Snam, i cui costi graverebbero per i prossimi 40-50 anni sui consumatori italiani contribuendo ad appesantire ulteriormente le già troppo esose bollette di gas e luce».
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