Centrale Snam, i comitati: no all’ex cava Merolli

25 Giugno 2015

Per gli ambientalisti il nuovo sito rappresenta un’alternativa solo di facciata «Una vera beffa perché il terreno dista poche centinaia di metri da Casa Pente»

SULMONA. Sono meno di cinquanta passi dalla recinzione del sito originario di Case Pente a quella della ex cava Merolli, individuata come alternativa nell’ultima riunione a Roma. È uno spostamento quasi impercettibile (di qualche centinaio di metri in linea d’aria) quello proposto dalla Snam per la centrale del gas, in attesa dal 2004. Alla vigilia della terza riunione di domani alla Presidenza del Consiglio dei ministri sul via libera all’impianto, abbiamo seguito gli ambientalisti sulmonesi in un sopralluogo sui terreni verdi e coltivati alle spalle del cimitero. Circondati da colline e montagne, con Pacentro che spunta dall’alto e il fiume Vella alle spalle, il verde dei campi e della natura viene interrotto solo dall’ex cava. L’impianto estrattivo, dopo un sequestro da parte della Forestale, venne in parte bonificato nel 2010, per poi passare di proprietà e restare in abbandono fino ad oggi. Con una sbarra in ferro arrugginito a delimitare l’area, un cartello di divieto di ingresso e un grosso e mansueto cane pastore che deve aver trovato la sua cuccia di fortuna all’interno della vasta area.

«Siamo praticamente appiccicati al sito di Case Pente», fa notare Giovanna Margadonna dei comitati cittadini per l'ambiente, indicando le due recinzioni, «si tratta di un’alternativa solo di facciata. È un’ulteriore presa in giro nell’ambito di una vicenda ormai annosa». Lo sanno bene i contadini che hanno svenduto fra il 2008 e il 2009 i loro terreni, per paura di eventuali espropri e di perderci ancor più denaro di quello che non hanno guadagnato.

«Io ho venduto il mio terreno di 2200 metri quadrati alla Snam per 2 euro al metro quadro», dice un contadino di passaggio col suo furgoncino. « Poi ci hanno fatto coltivare i terreni fino a novembre del 2012 e poi più nulla, sono stati abbandonati». Nel frattempo, sarebbe già partita la trattativa tra la Snam e la proprietà della ex cava per realizzare la centrale all’interno di quei terreni sbancati e scavati negli anni. «Noi abbiamo già pronto un parere di contrarietà», avverte il sindaco Peppino Ranalli, « sia per tutte le motivazioni legate all’ambiente, al rischio sismico e alla sicurezza, che per la parte urbanistica, mancando le necessarie compatibilità fra l’opera e l’area». L’insistenza della Snam sul progetto di lungo corso, passato indenne attraverso battaglie e risoluzioni contrarie a vari livelli, è legata alla presenza di un metanodotto esistente da almeno 20 anni, che si collega alla rete Campo Chiaro-Sulmona e alla Sulmona-Oricola, con uno snodo di più tubature da cui ripompare il gas. «Siamo fortemente contrari all’atteggiamento remissivo avuto dalla Regione in questa vicenda negli ultimi tempi», tuonal’ambientalista Mario Pizzola, «e temiamo che dietro questa alternativa non si celi altro che un ampliamento della centrale». La paura degli ambientalisti è che si arrivi a un via libera prima della scadenza dei permessi propedeutici. «Il decreto di pubblica utilità scadrà a dicembre e la valutazione di impatto ambientale a marzo», ricorda Clotilde Iavarone, presidente di Orsa Pro natura, «quindi si sta facendo di tutto per accelerare i tempi. Il decreto di pubblica utilità che il ministero dello Sviluppo economico ha emanato a dicembre 2010, con cui la Snam aveva chiesto il rinnovo del permesso sull’opera denominata metanodotto Sulmona-Foligno per noi non è valido per la sola centrale».

Federica Pantano

©RIPRODUZIONE RISERVATA