Centrale Snam, ricorre anche la Regione

2 Giugno 2020

L’opposizione alla realizzazione dell’impianto verrà discussa il 2 luglio davanti al Consiglio di Stato

SULMONA. Anche la Regione targata Marsilio decide di opporsi al progetto della centrale Snam, autorizzato a dicembre 2017 dal governo Gentiloni a camere sciolte. La giunta regionale, su proposta del presidente Marco Marsilio, ha «conferito l’incarico difensivo per costituirsi nel giudizio proposto, davanti al Consiglio di Stato, dal Comune di Sulmona contro la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dello Sviluppo economico e Snam Rete Gas, per la riforma o l’annullamento della sentenza del Tar Lazio numero del 2019».
Per la vicenda sono stati presentati due distinti ricorsi al Consiglio di Stato, uno dal Comune di Sulmona, capofila di altri del territorio, e l’altro dalla Regione. Una sorta di vertenza parallela rispetto allo stesso giudizio promosso dinanzi al Consiglio di Stato dalla Regione per la riforma della sentenza sfavorevole del Tar Lazio numero 7563 del 2019. Per questo procedimento la proposizione dell'appello era stata deliberata dalla giunta regionale con il patrocinio dell’avvocato Stefania Valeri dell’Avvocatura regionale e dell’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli. L’incarico difensivo, nel giudizio proposto dal Comune di Sulmona, è stato affidato, dunque, allo stesso collegio difensivo già nominato per l’altro giudizio, per assicurare analoga strategia processuale. La discussione di entrambi i giudizi si terrà il 2 luglio 2020. La data del verdetto sul permesso a realizzare l’impianto a Case Pente, a due passi dal cimitero sulmonese, sarebbe arrivata molto probabilmente troppo tardi rispetto all’avvio dei lavori, previsto in questi mesi e stoppato solo dall’emergenza Covid. Per questo il fronte del no non si è mai fermato con le iniziative da intraprendere, dal campeggio no Snam, agli aperitivi e ai concerti di sensibilizzazione, passando per convegni, raccolte di firme e coinvolgimento di cittadini. La battaglia, dunque, non si ferma, ma anzi coinvolge sempre più associazioni, oltre ai comitati ambientalisti. Tutti convinti sui rischi connessi alla realizzazione di una centrale a spinta, tra cui quello sismico con la continua attività delle faglie del Morrone, mai presa in considerazione nella Via (Valutazione di impatto ambientale) del 2011. Non secondario l’aspetto dell’impatto sanitario sui cittadini e sull’ambiente, con le emissioni di polveri, che non sono state mai approfondite, per cui fondamentale è stato in questi anni il supporto del Comitato medici, ma anche il rischio idrogeologico.
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