Centro d’eccellenza apre nel Tecnopolo d’Abruzzo

Taglio del nastro della nuova sede dell’Università per i progetti con enti e aziende Il commissario Legnini: «Ricostruzione, lo sviluppo sostenibile è la sfida centrale»
L’AQUILA. Un nuovo centro di eccellenza nel Tecnopolo d’Abruzzo. Taglio del nastro, ieri mattina, per la nuova sede Univaq che ha trovato casa in località Boschetto di Pile. Alla cerimonia hanno preso parte il rettore dell’Università dell’Aquila Edoardo Alesse, la rettrice del Gran Sasso Science Institute Paola Inverardi e il responsabile della Struttura di missione per il coordinamento dei processi di ricostruzione e sviluppo delle aree colpite dal terremoto del 6 aprile 2009, Carlo Presenti.
la mappa delle strutture
I nuovi spazi all’interno del Tecnopolo d’Abruzzo ospiteranno il centro di eccellenza Ex-Emerge, che promuove la ricerca in ambito Ict per lo sviluppo e l’organizzazione di conoscenze scientifiche avanzate che riguardano l’equipaggiamento tecnologico dei veicoli del futuro, in collaborazione con il consorzio di ricerca Radiolabs; i locali del progetto Incipict, finanziato con fondi pubblici legati alla ricostruzione e basato sulla collaborazione con il Comune dell’Aquila, con altre Università e Centri di Ricerca e con aziende qualificate. Obiettivo del progetto è lo sviluppo e la sperimentazione di applicazioni e tecnologie innovative nel settore dell’IoT (Internet of things) e delle Smart Cities; la sede di Territori Aperti, centro interdisciplinare di documentazione, formazione e ricerca, nodo promotore di una rete internazionale di competenze su tutti gli aspetti della prevenzione e della gestione dei disastri naturali, nonché dei processi di ricostruzione e sviluppo delle aree colpite.
legnini: «ecco le sfide»
«Lo sviluppo sostenibile dei territori colpiti dai terremoti rappresenta la sfida centrale, anche e soprattutto nei processi di ricostruzione post-sismica». Lo ha detto Giovanni Legnini, commissario straordinario del governo per la ricostruzione del sisma 2016 partecipando all’incontro pubblico di aggiornamento sulle attività del Centro interdisciplinare di documentazione, formazione e ricerca Territori aperti. Un progetto nato da un’idea condivisa tra Comune e Università. Il confronto, dopo la mattinata dedicata all’inaugurazione dei locali all’interno del Tecnopolo d’Abruzzo, si è tenuto nel pomeriggio nell’aula magna “Alessandro Clementi” del Dipartimento di Scienze umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. L’incontro ha visto la partecipazione, tra gli altri, di numerosi docenti ed esperti della materia oltre alla presenza del rettore dell’Università dell’Aquila Edoardo Alesse, della rettrice del Gran Sasso Science institute Paola Inverardi e del vicesindaco dell’Aquila Raffaele Daniele. Tra i relatori intervenuti il professor Lelio Iapadre, prorettore delegato per lo Sviluppo sostenibile. «Il progetto Territori Aperti sta facendo nascere un centro interdisciplinare di documentazione, formazione e ricerca sui disastri naturali e antropogenici», ha detto il professor Iapadre, «che valorizza le competenze e le esperienze acquisite all’Aquila e in altri territori che sono stati colpiti dai terremoti degli ultimi anni».
RICOSTRUZIONE SOSTENIBILE
«Territori Aperti», ha concluso così il suo intervento il commissario straordinario Legnini, «ha avviato un lavoro molto importante e con un approccio innovativo, che può essere utile anche per massimizzare i risultati degli obiettivi e dei progetti varati e finanziati con il Piano nazionale complementare al Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’ambizione sottesa alla ricostruzione e ai progetti del Piano nazionale complementare è quella di propiziare nuove occasioni di sviluppo e opportunità di neo-popolamento per territori che nell’arco di alcuni anni potranno disporre di un patrimonio edilizio più sicuro e sostenibile, di un’efficiente connessione digitale e di energia pulita e a bassi costi con l’utilizzo del 110 per cento e la promozione di comunità energetiche. Si tratta di un processo la cui efficacia è stata di recente attestata anche dalla Banca Europea degli Investimenti, che fornisce la provvista finanziaria alla ricostruzione del Centro Italia, la quale ha calcolato che il 70 per cento della spesa per la ricostruzione ha un impatto positivo e favorevole sull’ambiente».
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