«Centro più curato e attraente» Così i negozi vedono il rilancio

Si chiedono incentivi ai giovani per nuove attività, una maggiore vigilanza in strada e orari differenti «Andrebbe realizzata una zona per il passeggio, la sola manovra della Tasi non può essere d’aiuto»
AVEZZANO. Se un commerciante fosse il sindaco di Avezzano come rilancerebbe il centro della città? Più infrastrutture in grado di attirare gli avezzanesi e i marsicani, un’isola pedonale ben organizzata, una passeggiata con luci e panchine adeguate, maggiore sicurezza. Queste alcune delle idee nelle risposte date al Centro dai negozianti.
«Bisognerebbe sistemare i marciapiedi e le strade», ha esordito Roberto Scotto Di Santolo del “Caffè del Corso” di corso della Libertà, «ho dovuto mettere un tappeto per coprire le buche. E poi ci dovrebbero essere arredi più adeguati per le strade del centro. L’isola? Non sarebbe positiva per noi commercianti, soprattutto se è permanente».
Occorre quindi una ricetta precisa per rendere il centro più attrattivo e magari per spingere qualche giovane a investire. La pensa così anche Lory Cortese del “Caffè la dolce vita” sotto ai portici di piazza Risorgimento. «Andrebbero incentivati i giovani ad aprire nuove attività in centro», ha precisato, «magari sarebbe opportuno ripensare anche a un nuovo orario dei negozi, guardando alle aperture domenicali, visto che ora è tutto chiuso. Per mettere in piedi un’area pedonale servirebbero delle iniziative specifiche che potrebbero organizzare anche i proprietari delle attività commerciali. Noi lo facciamo già adesso».
All’ora di punta nei negozi ci sono i clienti che curiosano tra gli ultimi capi in saldo mentre fuori le auto sono in sosta. Appena cala il sole, però, il centro si svuota e gli stessi commercianti hanno paura.
«La crisi c’è e la gente è sempre di meno», ha dichiarato Giancarlo Spera di “Spera calzature”, «c’è una dispersione dei cittadini. Molti vanno verso i centri commerciali e poi c’è un impoverimento del tessuto sociale. Qui, dopo una certa ora, passano solo gli extracomunitari. Sarebbe bello invece pensare a una chiusura del centro alle auto con degli arredi adeguati e delle iniziative per attirare gente».
L’idea di centro che hanno i proprietari delle attività commerciali è quindi al passo con le città più moderne, dove si passeggia tra i negozi, senza le auto, ammirando le vetrine ben arredate e magari assistendo a spettacoli e iniziative organizzate dalle istituzioni o dalle associazioni di categoria. «Il centro dovrebbe essere un centro commerciale all’aria aperta e noi dovremmo elevare le nostre attività qualitativamente per offrire un servizio in più ai clienti», ha sottolineato Fabio Lilla di “Kent”, da 16 anni ad Avezzano, «basta con la corsa al ribasso che non porta da nessuna parte. Bisognerebbe costruire una bella passeggiata e soprattutto prevedere controlli più serrati nei negozi per evitare che ognuno faccia come vuole. E anche all’esterno occorre più vigilanza, perché spesso si ha paura a rimanere soli dopo una certa ora. Una soluzione potrebbe essere un tavolo con Comune e Regione per studiare un piano con delle normative specifiche e ascoltare le esigenze dei commercianti. Il taglio della Tasi? Paghiamo poco, quella sola manovra non ci aiuta».
La riorganizzazione quindi deve partire dall’ascolto degli stessi negozianti che hanno il polso della situazione e si confrontano ogni giorno con i clienti. Come fa Roberto Scoccia, dello storico negozio “Scoccia” che da 43 anni vende cappelli e valigie. «Il grosso dramma di Avezzano è che non ha un centro storico e questo si ravvisa quotidianamente», ha evidenziato, «ormai a mio avviso è tardi per fare qualcosa. È tutto decentrato e mi rendo conto che non funziona più nulla. Penserei a fare un’isola permanente e a curare un pochino di più la città, anche perché qui, quando i negozi chiudono, è desolante».
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