Centrosinistra in agonia Il Pd “ricuce” solo a metà
Sinistra italiana e Rifondazione vanno verso un progressivo disimpegno I partiti della coalizione si rivedranno a metà giugno per un nuovo confronto
L’AQUILA. Se proprio si vuole tirare fuori una notizia dal summit del centrosinistra che si è svolto giovedì pomeriggio si potrebbe dire che il centrosinistra (inteso come coalizione composta da più partiti) all’Aquila è in agonia. Quando morirà non si sa. L’estrema unzione è annunciata per la metà di ottobre, il funerale a fine novembre a ridosso delle primarie che allo stato dei fatti dovrebbero vedere in corsa solo esponenti Pd. Probabile che Sinistra Italiana (Si), Rifondazione (Prc) e altri movimenti tentino in occasione delle amministrative del 2017 di creare un’area con un proprio candidato sindaco. Per ora è solo una ipotesi. La politica spesso è talmente “imbrogliata” che prevedere cosa accadrà fra un anno è impossibile. Ma la “spaccatura” sul bilancio (Si e Prc si sono astenuti al momento del voto) è stato un segnale politico che non è arrivato per caso. Il tentativo fatto dal Pd di ricucire lo strappo è riuscito a metà. Al vertice di due giorni fa c’era un sacco di persone (compresa l’area centrista ex democristiana e gli ex Idv) fra cui Giustino Masciocco di Si, Enrico Perilli di Rifondazione, il sindaco Massimo Cialente con a fianco l’assessore alla Ricostruzione, Pietro di Stefano, Stefano Palumbo, capogruppo Pd e Stefano Albano, segretario Pd. Da quello che è trapelato Cialente ha tenuto un profilo basso anche se il giorno prima al pre-vertice tutto il Pd aveva annunciato che al prossimo “scherzetto” gli assessori di Si (Betty Leone) e del Prc (Fabio Pelini ) saranno cacciati. Ma è probabile che se “scherzetto” ci sarà i due assessore si dimetteranno prima di essere “espulsi” da Cialente per togliere al primo cittadino il gusto che l’uomo di potere di solito ha quando butta fuori dalla porta i sottoposti.
Chiacchiere ce ne sono state tante e c’è pure chi ha “rimproverato” ai due “partitini” di avere più potere di quanto non dicano le loro percentuali elettorali (due assessori e due presidenze di commissione). La cosa avrebbe provocato la reazione di Masciocco che rivolto a Palumbo avrebbe detto: «Se il Pd vuole la commissione bilancio se la può prendere domattina». La conclusione del summit è stata una non conclusione. Quando due persone dopo ore di discussione non si mettono d’accordo di solito si dice: “rivediamoci fra una ventina di giorni”. Una ventina di giorni significa dopo le amministrative di giugno che non coinvolgono L’Aquila (se non in pochi Comuni del circondario dove però la politica di solito lascia spazio al familismo)ma potrebbero dare dei segnali importanti a livello nazionale. Il Pd tra l’altro sta pensando, intorno al 20 giugno, a una manifestazione con tutta la coalizione per raccontare alla città i suoi 9 anni di «buongoverno». Ma dall’aria che tira Si e Prc non sembrano intenzionati a partecipare. E allora l’estrema unzione e il funerale del centrosinistra aquilano (che oggi in Italia è una sorta di anomalia) potrebbero essere anticipati a inizio estate.
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