Cerimonia con Draghi, i primi sì dei familiari delle vittime del sisma

Il medico Cinque invita a smorzare le polemiche: «Io ci sarò, nel ricordo dei miei e di tutti i martiri scomparsi Vorrei che fosse una giornata per sentirli presenti. Chiediamo al governo più impegno sulla prevenzione»
L’AQUILA. Alla vigilia dell’annunciata inaugurazione del Parco della Memoria, prevista per domattina, alla presenza del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, e del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, si registrano le prime adesioni da parte dei familiari delle vittime. Hanno comunicato di voler disertare la manifestazione sia Vincenzo Vittorini, che la notte del 6 aprile 2009 ha perso la moglie e la figlia e che ha definito quella di domani una “passerella” e uno “schiaffo” per le modalità con cui è stata organizzata, sia Maria Grazia Piccinini, che ha perso la figlia di 25 anni sotto le macerie e si è detta “offesa” per non essere stata neanche invitata. Ma non la pensa così il medico Massimo Cinque, padre di Davide e Matteo e marito di Daniela, anche loro scomparsi in quella terribile notte di 12 anni fa.
VISITA DI UN’ORA
Oggi sarà ufficializzato il programma della visita, che dovrebbe durare circa un’ora. Oltre all’inaugurazione del luogo della memoria è prevista la firma dell’avvio dell’ultimo procedimento di concessione di contributo per la ricostruzione privata, da tenersi in una sede da definire. Oggi, dopo gli ultimi sopralluoghi, il programma definitivo.
«io ci sarò»
«Cerchiamo di uscire dalla mentalità gretta di questa città, che si alimenta con le polemiche», dice il dottor Cinque. «La giornata dev’essere solo il ricordo di chi non c’è più, niente altro. Andrò a piazzale Paoli per ricordare mia moglie e i miei figli, che lì hanno perso la vita, insieme alle altre vittime. Non si può politicizzare sempre tutto, bisogna lasciare da parte polemiche sterili e inutili che non portano da nessuna parte». Proprio sulla presenza in città del presidente e della ministra, Cinque smorza i toni: «Draghi e Carfagna sono stati invitati e verranno come istituzioni per onorare la memoria di chi non c’è più. In questi giorni non ho voluto sentire nessuno, nessun altro familiare: posso parlare per me e, per quanto mi riguarda, intendo onorare la memoria di mia moglie, dei miei figli e delle altre vittime. Vorrei che fosse una giornata bella. L’attenzione dell’Italia si concentrerà ancora una volta su questa realtà: non ci facciamo ricordare sempre come la città di Sant’Agnese». Anche sugli inviti alla cerimonia che alcuni hanno definito troppo a ridosso dell’evento («Essere invitati 5 giorni prima rappresenta lo schiaffo definitivo e la beffa che questa città e la sua amministrazione, presente e passata, hanno dato alle vittime e ai loro familiari», aveva detto Vittorini), Cinque argomenta: «Il sindaco ha saputo venerdì della presenza delle istituzioni e poi ha invitato noi. Non ci trovo nulla di sbagliato. Il Parco della Memoria ha avuto diverse vicissitudini, i tempi tecnici e burocratici per l’apertura di questo luogo simbolo del Ricordo sono stati lunghi. La pandemia ha poi bloccato tutto. Chi non c’è più soffrirebbe a sentire in continuazione polemiche. Loro sono sempre presenti con noi e saranno felici di veder realizzato questo progetto. Cerchiamo di viverla come una giornata bella. All’Aquila è successa una grossa tragedia che ha cambiato per sempre il destino della città. È una frattura che non si rimargina, una frattura dell’anima. Forse la tragedia più grande che ha colpito l’Europa negli ultimi 100 anni, perché ci ha colpito al cuore. Non c’è più tessuto sociale, la pandemia si è sovrapposta a questa tragedia. Per una volta, mettiamo da parte tutto e viviamo la giornata con gioia e affetto verso i nostri cari. Pensiamo ai 309 martiri che quella notte si sono immolati pagando colpe altrui». Infine, l’appello. «Coglierei piuttosto l’occasione per chiedere al governo di investire in Italia di più sulla prevenzione, per far sì che queste tragedie non si ripetano».
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