Certificati falsi, la difesa al contrattacco

18 Settembre 2018

Il legale di Aratari, l’avvocato Valentini, presenta un esposto alla Procura di Campobasso per presunti abusi d’ufficio

AVEZZANO. È stata presentata una denuncia alla Procura della Repubblica di Campobasso su una sorta di presunto accanimento da parte della magistratura inquirente di Avezzano e degli investigatori. L’iniziativa è del legale di uno dei principali indagati nell’inchiesta sui falsi certificati medici, che ha portato all’arresto di 10 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 8. Accuse formalizzate dall’avvocato Antonio Valentini del Foro dell’Aquila, difensore di Arnaldo Aratari.
Secondo il legale sarebbero state dette «cose non rispondenti al vero», e l’indagato avrebbe «subìto abuso d’ufficio». Nei confronti di una struttura sanitaria di Aratari, nel comune di Lecce, è stata inoltre sospesa l’attività per carenze legate al sistema di allaccio alla fognatura. «Stanno perseguitando Aratari», dichiara l’avvocato Valentini, «il mio assistito non ha neanche un certificato di Gallese a favore suo o della moglie. Il controllo alla struttura», aggiunge il legale, «è stato fatto dagli investigatori mentre Aratari era ai domiciliari e senza dirci niente».
Aratari, insegnante di educazione fisica in pensione, è stato scarcerato ad agosto, dopo quasi tre mesi dall’arresto. Oltre a essere uno dei principali indagati nell’ambito dell’inchiesta delle Fiamme gialle, sarebbe anche uno dei clienti, tramite l’anziano suocero, del medico psichiatra Angelo Gallese, anche lui arrestato e recentemente scarcerato. Per Arnaldo Aratari il tribunale del Riesame ha poi disposto la scarcerazione dai domiciliari concedendo l’obbligo di firma. Aratari era stato arrestato insieme altri indagati a diverso titolo, per reati che vanno dalla frode assicurativa alla truffa ai danni dello Stato, dalla corruzione al falso. Erano state emesse 10 ordinanze di custodia, di cui 3 in carcere, tra le quali la sua, e 7 ai domiciliari. L’inchiesta, denominata “Tutti per uno”, della Procura di Avezzano è stata coordinata dal pubblico ministero Roberto Savelli, mentre i provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari Maria Proia. Secondo quanto emerso dalle indagini, il Centro di salute mentale della Asl era stato trasformato in una sorta di “emporio” di certificati medici falsi.
Le indagini possono inoltre avvalersi di intercettazioni e di riprese video tramite telecamere piazzate anche all’interno dello studio dello psichiatra avezzanese.
Tutto ciò, sempre secondo l’accusa, avveniva grazie al dirigente, che dietro pagamento di somme di denaro dispensava documenti utili ad avanzare domande di ogni tipo, da quelle risarcitorie all’esito di incidenti stradali, a istanze di congedo per malattia al proprio datore di lavoro, fino a domande di invalidità e persino richieste di autorizzazioni o permessi per superare misure cautelari pendenti.
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