«Chiarezza sul licenziamento di Antonella»

Il sindacato Uil: «Una vergogna se la denuncia corrisponde al vero, andremo in fondo a questa storia»
CELANO. «Se i fatti contestati dai familiari di Antonella Cerasoli corrispondono al vero sono di una gravità inaudita. Andremo a fondo a questa storia, perché al di là di leggi e contratti c’è l’aspetto umano da tenere in considerazione».
I vertici regionali del sindacato Uil intervengono dopo la denuncia di Marina Cerasoli, la sorella della 42enne di Celano morta il 25 aprile scorso.
Stando al racconto dei familiari, la donna malata di tumore, impiegata da anni in un discount di Celano, è stata licenziata due mesi prima di morire.
«Se il racconto della sorella della vittima corrisponde al vero, si tratta di un fatto di una gravità unica», sottolinea Michele Lombardo, segretario regionale della Uil, «una vicenda che merita un’attenzione importante, non solo da parte del mondo sindacale ma anche dagli organi preposti alla vigilanza».
In precedenza, anche il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Leandro Bracco, ha chiesto che venga fatta piena luce sul caso di Antonella Cerasoli. La stessa chiarezza che sollecita Salvatore Callipo, segretario della Uil-Tucs, sindacato che opera nell’ambito di turismo, commercio e servizi.
«Conosco un po’ questa vicenda», afferma Callipo, «l’azienda in questione ha dichiarato che la donna aveva superato i giorni di malattia previsti dal contratto, anche se ho letto che la famiglia sostiene il contrario. Ma al di là di ciò, la proprietà aveva il dovere di intervenire sotto altre forme, potendo trovare un accordo di altra natura in considerazione della malattia. E se è vero che le contestano anche un ammanco in una delle ultime buste paga è qualcosa di vergognoso. Per tale ragione chiederemo chiarimenti su quanto accaduto. Andremo fino in fondo, perché al di là dei discorsi contrattuali non deve mai venire meno il rispetto della persona, che in questo caso non ci sarebbe stato».
Antonella Cerasoli aveva un contratto a tempo indeterminato dal 16 dicembre 2010. Il 27 febbraio scorso le sarebbe arrivata in casa la lettera di licenziamento per giusta causa. La sorella Marina ha tenuto a evidenziare che «Antonella aveva più volte provato a chiamare i datori di lavoro, anche dal letto dell’ospedale continuava a telefonare per avere spiegazioni. Voleva solo capire perché le stavano facendo questo. Non le hanno mai parlato e a un certo punto un centralinista le ha risposto: mi dispiace, non so più che cosa dirti, non vogliono parlarti». (r.rs.)
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