Chiede scusa l’ubriaco che uccise Anzini

19 Febbraio 2020

Matteo Manzi Colombo: «Vivrò tutta la vita con questo peso, spero che i suoi familiari possano un giorno perdonarmi»

SULMONA. «Vivrò tutta la vita con questo peso». Dopo la sentenza pronunciata dal gup del tribunale di Bergamo, Massimiliano Magliacani, arriva la richiesta di perdono del cuoco di 34 anni che lo scorso giugno investì e uccise il carabiniere di Sulmona, Emanuele Anzini, travolgendolo a un posto di blocco in località Terno d’Isola (Bergamo). Matteo Manzi Colombi è stato condannato alla pena complessiva di nove anni di reclusione e, prima della lettura della sentenza da parte del giudice per le udienze preliminari, ha preso la parola per provare ad alleviare il suo senso di colpa. «Vivrò tutta la vita con questo peso, una sofferenza che mi porto dietro tutti i giorni», ha detto. «Non mi perdonerò mai, spero che con il tempo possano farlo i familiari di Anzini». Poi si è voltato e ha incrociato lo sguardo di Sara, la figlia diciannovenne dell’appuntato Anzini.
«Non ho provato rabbia, ma pena», commenta Sara, «certo le emozioni sono state tante e contrastanti, ma per ora è prematuro parlare di perdono»
. Il cuoco è stato condannato con rito abbreviato dal Tribunale a nove anni di carcere, otto per omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza e uno per omissione di soccorso, quattro mesi in meno della richiesta del pm Raffaella Latorraca che ha negato le attenuanti generiche. «La condanna evidentemente severa, seppur accolta con soddisfazione e per quanto possa risultare apparentemente appagante, non lenisce nemmeno in minima parte il profondo dolore che provo per la perdita di mio papà. L’auspicio è che pene così tanto severe possano essere da deterrente di molti affinché evitino di porsi alla guida sotto l’effetto di alcool e sostante stupefacenti», aggiunge la giovane commentando la sentenza con la quale è calato il sipario sul processo. «Non so se ci sarà l’appello, ma anche in quel caso la pena dovrà essere giusta perché è il solo modo per non uccidere due volte il mio papà».
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