«Chiediamo impegni formali del governo per risorse certe e norme semplificate»
«Non fermate la ricostruzione dell’Aquila.Egregio Signor Presidente, quello che segue è un grido di allarme e un accorato appello che arriva dalla città dell’Aquila e dal territorio del cratere...
«Non fermate la ricostruzione dell’Aquila.
Egregio Signor Presidente, quello che segue è un grido di allarme e un accorato appello che arriva dalla città dell’Aquila e dal territorio del cratere sismico del 2009. Nell’anno corrente termineranno le risorse messe a disposizione dallo Stato per la ricostruzione pubblica e privata nonché per il rilancio socio-economico del
territorio colpito dal terremoto del 6 aprile.
Il rischio concreto è che la rinascita di 57 comuni sia derubricata dall’agenda delle priorità all’archivio dei processi conclusi. Così non può essere. Gli Uffici speciali della ricostruzione hanno stimato in ulteriori 4 miliardi la somma necessaria a chiudere l’affannoso percorso iniziato all’indomani della tragedia che ha segnato la vita di un pezzo importante dell’Italia. La ricostruzione della città e del cratere deve tornare a essere una preminente questione italiana. Dobbiamo essere un esempio, per il mondo, di concretezza e non di abbandono, dimostrando come si possa mettere in sicurezza il patrimonio monumentale e abitativo e sviluppare le potenzialità di un territorio, incentivandone le capacità attrattive e scoraggiando fenomeni di spopolamento e perdita di valori identitari». Nel documento si chiede a Conte: 1) impegni formali per garantire, con strumenti normativi, risorse certe per la ricostruzione 2021-2025; 2) norme semplificate e strumenti legislativi utili per accelerare il processo di ricostruzione (edilizia pubblica e scolastica); 3) non possiamo essere lasciati soli, sospesi, nell’attesa di un ritorno alla normalità per il quale abbiamo lottato, nel quale abbiamo creduto, in nome del quale abbiamo ipotecato le nostre vite e il futuro dei nostri figli. Siamo riusciti, con il lavoro e la caparbietà che ci contraddistinguono, a non farci schiacciare dal peso della tragedia che ci ha colpiti. Non vogliamo morire, ora, schiacciati dall’indifferenza della politica e da una burocrazia che ci soffoca». (v.p.)
Egregio Signor Presidente, quello che segue è un grido di allarme e un accorato appello che arriva dalla città dell’Aquila e dal territorio del cratere sismico del 2009. Nell’anno corrente termineranno le risorse messe a disposizione dallo Stato per la ricostruzione pubblica e privata nonché per il rilancio socio-economico del
territorio colpito dal terremoto del 6 aprile.
Il rischio concreto è che la rinascita di 57 comuni sia derubricata dall’agenda delle priorità all’archivio dei processi conclusi. Così non può essere. Gli Uffici speciali della ricostruzione hanno stimato in ulteriori 4 miliardi la somma necessaria a chiudere l’affannoso percorso iniziato all’indomani della tragedia che ha segnato la vita di un pezzo importante dell’Italia. La ricostruzione della città e del cratere deve tornare a essere una preminente questione italiana. Dobbiamo essere un esempio, per il mondo, di concretezza e non di abbandono, dimostrando come si possa mettere in sicurezza il patrimonio monumentale e abitativo e sviluppare le potenzialità di un territorio, incentivandone le capacità attrattive e scoraggiando fenomeni di spopolamento e perdita di valori identitari». Nel documento si chiede a Conte: 1) impegni formali per garantire, con strumenti normativi, risorse certe per la ricostruzione 2021-2025; 2) norme semplificate e strumenti legislativi utili per accelerare il processo di ricostruzione (edilizia pubblica e scolastica); 3) non possiamo essere lasciati soli, sospesi, nell’attesa di un ritorno alla normalità per il quale abbiamo lottato, nel quale abbiamo creduto, in nome del quale abbiamo ipotecato le nostre vite e il futuro dei nostri figli. Siamo riusciti, con il lavoro e la caparbietà che ci contraddistinguono, a non farci schiacciare dal peso della tragedia che ci ha colpiti. Non vogliamo morire, ora, schiacciati dall’indifferenza della politica e da una burocrazia che ci soffoca». (v.p.)

