Chiesti 6 anni per il patrigno violentatore

16 Ottobre 2020

Il pm aggiunge 200mila euro di danni per la vittima abusata sin da bambina dal convivente della madre

SULMONA. Nove anni di reclusione, che diventano sei per la scelta del rito abbreviato, e un risarcimento per la parte civile di 200 mila euro. È la richiesta fatta al termine della requisitoria dal pm nel corso dell’udienza preliminare tenuta ieri mattina nel tribunale di Sulmona.
Sul banco degli imputati un insospettabile 58enne accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia della sua convivente, che all’epoca dei fatti aveva solo 9 anni. La delicata vicenda doveva concludersi ieri con la sentenza, ma il gup Daniele Sodani, dopo aver ascoltato le parti, ha deciso di rinviare il processo al 30 ottobre per le controrepliche e per la decisione finale. Il 58enne è difeso dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, del Foro di Pescara, il quale ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito, ritenendo non veritiere tutte le accuse contenute nel capo di imputazione. Le parti civili, rappresentate dagli avvocati Luca Tirabassi e Valeria Colantoni, si sono invece allineate con la Procura chiedendo un risarcimento di 200mila euro con una eventuale provvisionale.
Tutto sarebbe iniziato nel 2009 tra le mura domestiche di una famiglia perbene. Secondo l’accusa l’imputato avrebbe approfittato della figlia della convivente quando rimaneva solo in casa con lei e la cosa sarebbe andata avanti fino al 2015. Sempre secondo le accuse, l’uomo avrebbe compiuto atti sessuali sulla piccola prima che lei compisse 10 anni e sino al raggiungimento del sedicesimo anno, approfittando delle occasioni in cui la ragazzina veniva affidata alla sua custodia. Stando sempre al quadro accusatorio, l’uomo avrebbe mostrato alla minore materiale pornografico e oggetti per l’autoerotismo per indurla a compiere o a subire atti sessuali.
Anche questi fatti sarebbero avvenuti in più riprese, dal 2009 al 2015. Finita la storia tra l’uomo e la madre della vittima, la ragazza non avrebbe più retto al peso di quel segreto, raccontando tutto ai suoi familiari. Da lì l’inchiesta della squadra anticrimine del commissariato culminata con la richiesta di rinvio a giudizio e in sede di udienza preliminare con il rito abbreviato scelto dall’imputato condizionato al suo esame. Il 30 ottobre si conoscerà la fine del primo atto giudiziario. (c.l.)