Chiudono due asili nido licenziate 21 educatrici

Non riaprono “Ape Tau” di Coppito sorto nel post sisma e “Primo maggio” a Pile Problemi per settanta famiglie aquilane che avevano i figli nelle strutture
L’AQUILA. «Pronto signora, è l’ufficio comunale per il diritto allo studio che parla, volevo comunicarle che sua figlia dovrà cambiare asilo nido quest’anno». Una sessantina di famiglie hanno ricevuto una telefonata di questo tipo nelle ultime ore. Di fatto, pochi giorni prima dell’apertura dell’anno scolastico (prevista per martedì 1 settembre), il Comune non intende riaprire l’asilo nido “Ape Tau” di Coppito – struttura post-sisma peraltro donata dalla comunità montana di Trento – né quello di Pile “Primo maggio”. Al momento, tutti i bambini per i quali i genitori hanno chiesto la riconferma confluiranno al Viale Giovanni XXIII, nel Musp di via Ficara. Una situazione legata all’impossibilità di mantenere in servizio una ventina di educatrici. «Dopo il terremoto», aveva spiegato a margine del consiglio comunale l’assessore Emanuela Di Giovambattista, «i nidi comunali si sono retti grazie soprattutto alla presenza di operatori con contratti a tempo determinato, assunti tramite i vari concorsini o le Opcm. Questo è successo perché molte educatrici sono andate in pensione e, causa blocco del turn over nella pubblica amministrazione, non è stato possibile fare nuovi concorsi. In questi anni», ha aggiunto, «siamo sempre riusciti a prorogare i contratti del personale precario ma con il Jobs Act, che vieta proroghe oltre i 36 mesi, è sorto un problema, che peraltro non riguarda solo le educatrici degli asili nido ma tutti i precari del Comune. Abbiamo chiesto al Governo di concederci una deroga al Jobs Act». Sono state 146 le domande presentate per il nido, a fronte delle oltre 200 degli scorsi anni. Nel caso in cui la deroga chiesta al Governo non dovesse essere concesse, il piano B del Comune è di fare un bando lampo per un affidamento esterno del servizio degli asili Primo Maggio e Ape Tau, ma l'operazione richiederebbe alcuni mesi. I nuovi iscritti saranno smistati tra le strutture private convenzionate, fino al rientro al regime. Tante le proteste dei genitori. «Ci chiediamo», scrive un gruppo di mamme, «può un capoluogo di Regione avere un solo asilo nido comunale? Oltre al grave danno per coloro che pagano tasse e ricevono pochissimi servizi dal Comune abbiamo ricevuto questa notizia senza preavviso». Di qui, l’associazione “Mamme per L’Aquila” è tornata a chiedere «un incontro urgente per scongiurare il caro servizi e per la qualità degli stessi». (fab.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

