«Chiuse sessanta aziende per subappalti non pagati»

Ricostruzione al palo, i dati allarmanti forniti da Mari Fiamma (Apindustria): «Da cinque anni denunciamo un sistema che distrugge tutto il settore»
L’AQUILA. Anche Apindustria, ovvero l’Associazione delle piccole e medie imprese della provincia, scende in campo sul problema dei subappalti non pagati. Un problema da noi evidenziato partendo dal “caso Sertech” il colosso del mattone che, per una crisi di liquidità, non paga fornitori e subappaltatori.
E il segretario di Apindustria, Massimiliano Mari Fiamma, fornisce dei dati eloquenti: una morìa di imprese locali pari a 60 (da 2 a 15 dipendenti) «che ha messo in crisi l’intera filiera composta per l’80 per cento da imprese locali tra edili, rivenditori di materiale edile, venditori e noleggiatori di macchine industriali».
«Da oltre cinque anni», dice Mari Fiamma, «denunciamo un sistema che, tra false dichiarazioni di pagamento, dichiarazioni autentiche estorte con formule ricattatorie, mancati controlli ma, soprattutto, mancata tutela di tutta la filiera dell’edilizia impegnata nella ricostruzione, sta inginocchiando decine di imprese edili e tutto il settore dei rivenditori e fornitori di materiali edili e macchine industriali. A nulla sono valse le nostre proposte fatte a tutti i livelli, dai Commissari alla ricostruzione, ai Comuni del cratere, agli Uffici speciali, alla Regione e persino scrivendo di sana pianta un articolo da inserire nella legge 125/2015 che però ha riscontrato forti opposizioni anche da altre associazioni evidentemente portatrici di interessi diversi. Le conseguenze di questa mancata tutela sono quindi, solo oggi, sotto gli occhi di tutti e al danno ormai irrimediabile prodotto si aggiunge anche la beffa». L’inserimento obbligatorio della Soa», afferma Mari Fiamma, «attestazione che spesso richiede una prassi molto lunga, ha di colpo fatto perdere a moltissime imprese, quasi tutte locali, anche contratti già acquisiti, magari per appalti di piccoli importi per i quali avevamo chiesto una franchigia mai presa in considerazione. Il quadro si completa con la legalissima ma certamente discutibile legge sul concordato in continuità, che ha caratterizzato anche la vicenda Edimo, con la quale un appaltatore, pur continuando a percepire il 100% del contributo, può pagare tutti, fornitori e subappaltatori, a circa il 20 per cento».
«A questo punto, nonostante appaia piuttosto inutile continuare a sollecitare un intervento da parte della politica», conclude Mari Fiamma, «sarebbe opportuno agire rapidamente per scongiurare non l’aggravarsi di una situazione già al collasso da tempo ma almeno di non rendere inevitabile il percorso di distruzione di una economia che sembra, per ora, la sola possibile nelle nostre zone».
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