«Chiusi per troppe tasse» Così otto negozi su dieci

Confesercenti e Cescot presentano il “Patto per la città” per invertire la rotta: «Affitti da calmierare, sgravi fiscali del Comune e maggiore promozione»
SULMONA. La pressione fiscale è alla base della chiusura di 8 imprese ricettive o negozi su 10 nei centri storici. Una tendenza che si rintraccia nelle saracinesche abbassate in continuo aumento nel centro città e nell’ultimo bilancio dell’ufficio Attività produttive del Comune. La crisi del commercio non si riscontra solo nelle ultime chiusure, ma soprattutto nelle domande di nuove attività ormai in caduta libera. Le richieste, infatti, sono passate dalle 61 del 2013 alle 44 dell’anno scorso. Ben 17 in meno, che sommate alle 37 chiusure del 2014, contro le 29 dell’anno precedente, fotografano la crisi di quella che era l’ultima frontiera dell’economia sulmonese.
Un calo vertiginoso che segna un nuovo livello della recessione commerciale in città, dove il commercio negli ultimi anni aveva rappresentato l’ultimo baluardo dell’occupazione per chi aveva perso il lavoro e faticava ad andare avanti fra cassa integrazione e mobilità. Ora, invece, la crisi ha inferto il colpo finale anche al settore terziario cittadino. In effetti, sulle imprese hanno pesato molto anche le problematiche connesse alla burocrazia (43%), al caro affitti (38%) e ai problemi di trasporti, sosta ed accessibilità dei centri storici (26%).
Per invertire la rotta il Cescot e la Confesercenti hanno presentato al Centro pastorale il “Patto per le città”. Il progetto di rilancio dei centri urbani, fondato su accordi fra Comuni del territorio e imprenditori e commercianti, è stato introdotto da Pietro Leonarduzzi, vicepresidente provinciale Confesercenti, e Angelo Pellegrino, direttore del Cescot. Le associazioni di categoria chiedono ai Comuni di aderire al patto, da cui dovrà derivare una rete tra amministrazioni locali, imprenditori e portatori di interessi socio-economici, per la rinascita dei centri urbani, quali luoghi di identità culturale, commercio, turismo e servizi. Alla base di tutto restano gli affitti da calmierare e il potenziamento di e-commerce, promozione, incubatori di impresa e riduzione delle tasse. Con sgravi fiscali sulla pubblicità, l’occupazione di suolo pubblico, i rifiuti e l’Imu. Ma anche la promozione del territorio, non solo legata a iniziative spot, attingendo ai fondi europei. a«Con queste poche e semplici mosse si può invertire la rotta» afferma Leonarduzzi «coi giusti strumenti e partendo dal basso le imprese torneranno in centro storico».
Alla base restano politiche amministrative più attente alle esigenze di imprenditori e commercianti, in grado di alleggerire la già pesante pressione fiscale generale. «Lo scopo è quello di scongiurare la desertificazione dei centri storici» avverte Pellegrino «anche con la riqualificazione dei mercati settimanali e delle fiere periodiche, che devono avere standard più elevati per un maggiore richiamo».
Il progetto è già stato sperimentato positivamente in Veneto.
Federica Pantano
©RIPRODUZIONE RISERVATA

