Chiusura ospedale di Tagliacozzo: Verì-Giovagnorio, botta e risposta

L’assessore: «Si spaccia un passaggio meramente burocratico per la volontà di chiudere il presidio» Il primo cittadino: «Nell’ultima bozza del piano sanitario la struttura è stata cancellata del tutto»
TAGLIACOZZO. È scontro aperto sulle sorti dell’ospedale di Tagliacozzo. Sulla vicenda, dopo l’allarme lanciato in queste ore dal sindaco Vincenzo Giovagnorio e dal consigliere regionale Silvio Paolucci sul rischio chiusura, scatta il botta e risposta con una netta presa di posizione dell’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì. Secondo l’assessore, è vero che «i servizi erogati all’Umberto I e riferiti ai posti letto di riabilitazione sono ricondotti dal punto di vista amministrativo all’ospedale di Avezzano, con il quale è funzionalmente collegato», ma ciò non comporterebbe la chiusura dell’Umberto I. «Non credo», spiega Verì, «possa interessare ai cittadini dove una prestazione venga contabilizzata». In sostanza, secondo l’assessore, «la minoranza si attacca a un passaggio meramente burocratico, spacciandolo come volontà di chiudere il presidio». Ma le proteste in realtà non riguardano soltanto la cancellazione del codice identificativo dell’ospedale, ma anche quanto riportato nella bozza del Piano ospedaliero stilato dalla Regione ora al vaglio del ministero in cui si parla del fatto che: «La disciplina di Recupero e Riabilitazione funzionale ha sede presso il presidio di Tagliacozzo per indisponibilità di spazi idonei dedicati presso il presidio ospedaliero di Avezzano». Quindi i due reparti di Cardiologia e Riabilitazione rimarrebbero a Tagliacozzo, senza un codice proprio, solo se non si troverà uno spazio idoneo per ospitarli altrove. «L’ospedale di Tagliacozzo non è stato cancellato da questo governo regionale», ha però aggiunto la Verì che parla invece di un potenziamento di posti letto, «ma eliminato dalla rete ospedaliera nel 2016, proprio da coloro che oggi fanno finta di stracciarsi le vesti». Dura la replica del sindaco Giovagnorio. «Senza entrare nel merito della diatriba politica tra l’assessore e i consiglieri di opposizione», sottolinea, «mi corre obbligo chiarire ai cittadini e all’assessore che l’ospedale non è stato cancellato nel 2016 perché a tutt’oggi ancora esiste. Basti fare la verifica nel sito istituzionale del ministero dove c’è il codice ospedaliero 130006 vivo e vegeto. Fino a oggi», ha spiegato il sindaco che ha avuto diversi incontri coni vertici del ministero, «abbiamo lavorato a livello diplomatico per risolvere la questione senza alzare polveroni. Ma il punto è che nell’ultima bozza del Piano, redatta da due sottoposti dell’assessorato alla Sanità, il presidio ospedaliero è stato cancellato del tutto, né ridimensionato, né trasformato: proprio cancellato». Secondo il sindaco, il ministero non avrebbe messo alcun veto alla riconferma dell’ospedale, né avrebbe precluso l’approvazione del piano. «L’unica ipotesi plausibile per la cancellazione di una struttura pubblica», ha invece spiegato il sindaco, «secondo il ministero è quella di acquisire disponibilità di posti letto da trasferire a strutture private». «Non so se per il sindaco», ha poi replicato Verì, «sia più importante un codice oppure qualità e gamma dei servizi». «A me», ha ribattuto Giovagnorio, «interessa soprattutto il codice identificativo, che garantisce la sopravvivenza di un ospedale, e non le rassicurazioni del politico di turno».
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