Cialente, Di Gregorio e l’incarico allo “scaltro”

13 Agosto 2015

L’AQUILA. Un sindaco di centrosinistra che assegna un incarico fiduciario a un uomo del centrodestra, il quale lo ottiene perché è “scaltro”. Un dirigente comunale carico di avvisi di garanzia che si...

L’AQUILA. Un sindaco di centrosinistra che assegna un incarico fiduciario a un uomo del centrodestra, il quale lo ottiene perché è “scaltro”. Un dirigente comunale carico di avvisi di garanzia che si mette a raccontare i retroscena della contestata “investitura”, fatta e poi rimangiata sull’onda di una sollevazione popolare via sms. Un pezzo di storia recente dell’Aquila viene narrato nell’ordinanza del Riesame.

LO SCALTRO. Nel paragrafo che racconta i “gravi indizi di responsabilità in ordine al reato di corruzione”, il tribunale, partendo dall’ipotesi accusatoria che individua Tancredi come “il protagonista di un accordo corruttivo grazie al quale si è consentito a talune imprese – in particolare la Dipe srl e la Edilcostruzioni srl unite tra loro nel consorzio denominato “Le Ali” – di conseguire indebitamente appalti di messa in sicurezza post-sisma”, descrive Tancredi come “lo scaltro”. La definizione è tratta direttamente dalle dichiarazioni dell’ingegnere Mario Di Gregorio, «che ha riferito al pm di una informale investitura disposta dal sindaco in favore del consigliere Tancredi, da lui individuato come persona adatta, per le sue capacità personali e la sua scaltrezza, a fornire supporto e consiglio, all’amministrazione comunale, nella gestione delle delicate attività di affidamento diretto degli appalti per i puntellamenti».

PERCHÉ PROPRIO LUI? «Tancredi», scrive il tribunale, «non ha saputo fornire una plausibile giustificazione del perché il sindaco avrebbe delegato a partecipare proprio lui a un’importante riunione in prefettura e non altri soggetti appartenenti a pieno titolo alla maggioranza e alla giunta».